Una giornata di ordinata follia (*)

mattino.

metto in circolo caffè al mattino (acquacaffèsigaretta), stato d'animo operativo. Colpo di tosse come una testata contro il muro. Adesso apro gli occhi. E le rotule son già perterra che ciò stopeso degli zibi zebe zubudei che ivi gravano che proprio non ce la fò.

in mezzo ci sta il lavoro.

e non c'è veramente un cazzo da dire.

sera.

metto in circolo alcol. Ora va meglio. Sua maestà il Gin tonic senza cannuccia plizzz che fa tanto checca sparata se poi bevo il cocktail con la cannuccia addio. O lo sdraiatore assoluto. "Lo bevo solo perché è alcolico" a.k.a. Negroni, direttamente nelle orecchie, che arriva prima (aricit.).

e francamente un brancamenta.

Vado a letto và, chèmmeglio. Venti pagine anche due del mattone del mese, e solo per questo mese, ma son novecento pagine mi ci vorrà tutto l'inverno, "Underworld" di Don DeLillo, che c'è scritto Sul comodino ma poi lo leggo anche nella stanza accanto. Stamani a proposito c'era una frase che m'ha fulminato (sì, anche più di così) ma non me la ricordo "nemmeno sforzandomi" (cit.).

Semmi ricordo domani ve la scrivo.

PIESSE (anche se ormai si chiama Pizzarotti): piesse proprio nel senso di scritto dopo, infatti lo scrivo ora, non prima. C'è il riscaldamento spento, per il global warming m'hanno detto. Te fai un po' come ti pare, ma qui si gela. Viene il dubbio che piùcchealtro siano braccinicortiaffected.

(*)"quasi" cit. Bukowski