Giorni passati a raccogliere e mettere. Notti intere poi a lavorare per togliere, scarnificare. Lenta e precisa riduzione all'osso, questo sì, mi piace. Senza inventare nulla di nuovo, è soltanto la ricerca di nuove illuminazioni in una megalomania ricca di ombre, anzi no, di buio pesto. Ogni tanto mi vengono in mente frasi buone, in macchina al mattino, soprattutto, rincoglionito da una notte presa di fretta. Ma tanto poi me le dimentico sempre, per pigrizia o per poca memoria.
Sono ancora convinto che le frasi del mattino siano quelle migliori. Dovrei mettere un blocco per gli appunti in macchina, o assumere una segretaria che viaggi con me, ma sul sedile di dietro, ché su quello davanti ci sono i cd, le chiavi, le sigarette, il telefono, le briciole della cena di ieri.
Una segretaria sì, discinta e con le calze a rete. Schifosamente volgare, oltremodo arrapante. Con due tette così (sì, lo so, ho una fissazione per le tette).
Valutiamo con attenzione.
La segretaria potrebbe anche viaggiare, a tratti, sul sedile davanti. Tre sogni erotici al prezzo di uno. Un pompino appena sveglio, mentre sono al volante e fatto dalla segretaria. Nemmeno Clinton, macché dico, nemmeno Cosmopolitan ha mai osato tanto.
Il problema di fondo sono i camionisti e gli autisti di bus. Perché loro stanno in alto, loro ti vedono, maledetti guardoni, abbiate almeno l'educazione di mettervi un paio di occhiali scuri e un trench.
Si accettano candidature. No, non per il camionista guardone, per la segretaria, perdio: possibilmente giovane, intelligente e di bella presenza, inviare curriculum con foto all'indirizzo potreinoncacarvidistriscio@gmail.com. Offresi stage di sei mesi e retribuzione commisurata all'esperienza. Astenersi mercenarie e perditempo.
Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell'amore
vede signora, è una questione di scelte. Forse anche di realismo spicciolo. No, non ho mai voluto fare l'astronauta. In quarta elementare volevo fare l'ingegnere. Pensi che mamma contenta: un bambino di dieci anni che vuole fare l'ingegnere. Pensi che bambino noioso. Come?! Che lavoro faccio? L'ingegnere, che diamine, sono testardo io, sa?!
Dubbi non ne avevo, no. Almeno in quarta elementare. Quelli sono venuti dopo, al liceo, soprattutto. Non per altro ma perché sono sempre rimasto affascinato dall'ingegno umano a tutto tondo, mica soltanto dalla tecnica. Ho sempre letto molto, pensi che quando ai tempi del liceo me ne tornavo a casa con un altro libro la frase che mi sentivo dire da mia madre era "ma come? un altro? dove pensi di metterli tutti?". Cavolo, in effetti aveva ragione mia madre. Camera mia era piena di mensole, librerie e ripiani. Tutti pieni di libri. Pensi che quando me ne sono andato a vivere da solo con i libri che avevo in camera ci ho riempito due librerie in salotto e una nello studio.
Però vabbè, alla fine del liceo quando, scherzando, me ne uscii dicendo che avrei potuto fare lettere lo sguardo di mia madre mi fece capire che forse non era il caso, nemmeno di scherzarci su. Pensi che mamma delusa. Allora mi iscrissi ad ingegneria. Alla fine un libro vale l'altro, cosa vuole che conti se sopra ci sono equazioni o poesie.
Se sono contento? Potrà sembrarle strano, ma sì. Mi piace quello che faccio e poi la sera, a casa, leggo. Il contrario sarebbe stato un po' più difficile. Non credo mi sarei messo a progettare antenne la sera a casa, per diletto, se mi fossi laureato in lettere.
E' una questione di scelte, o di priorità, forse.
E poi lo sa cosa? Prima o poi a lettere mi ci iscrivo e, si ricordi: sono uno testardo, io.
Dubbi non ne avevo, no. Almeno in quarta elementare. Quelli sono venuti dopo, al liceo, soprattutto. Non per altro ma perché sono sempre rimasto affascinato dall'ingegno umano a tutto tondo, mica soltanto dalla tecnica. Ho sempre letto molto, pensi che quando ai tempi del liceo me ne tornavo a casa con un altro libro la frase che mi sentivo dire da mia madre era "ma come? un altro? dove pensi di metterli tutti?". Cavolo, in effetti aveva ragione mia madre. Camera mia era piena di mensole, librerie e ripiani. Tutti pieni di libri. Pensi che quando me ne sono andato a vivere da solo con i libri che avevo in camera ci ho riempito due librerie in salotto e una nello studio.
Però vabbè, alla fine del liceo quando, scherzando, me ne uscii dicendo che avrei potuto fare lettere lo sguardo di mia madre mi fece capire che forse non era il caso, nemmeno di scherzarci su. Pensi che mamma delusa. Allora mi iscrissi ad ingegneria. Alla fine un libro vale l'altro, cosa vuole che conti se sopra ci sono equazioni o poesie.
Se sono contento? Potrà sembrarle strano, ma sì. Mi piace quello che faccio e poi la sera, a casa, leggo. Il contrario sarebbe stato un po' più difficile. Non credo mi sarei messo a progettare antenne la sera a casa, per diletto, se mi fossi laureato in lettere.
E' una questione di scelte, o di priorità, forse.
E poi lo sa cosa? Prima o poi a lettere mi ci iscrivo e, si ricordi: sono uno testardo, io.
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