come vuoi tu, cara.
come dici tu, cara.
come chiedi tu, cara.
Cosa non si farebbe per tenersi una che pulisca casa in modo decente, che stiri e che sappia cucinare. Oddio, a dir la verità non è esattamente il tuo caso, ma non è che potevo pretendere tanto di più.
Fortuna che dopo esco. Fortuna che dopo vado al bar. Pensare che esco presto al mattino e torno giusto per l'ora di cena. Se me la dovessi sorbire tutto il giorno avrei divorziato anni fa. Sì, e poi? Non so nemmeno rammendare un calzino. Non mi riesce di cucinare nemmeno il riso lesso. Sai dov'ero a quest'ora. Morto di fame. E di freddo: per i calzini bucati.
Ma che mi diceva il cervello. Manco a dire che ero giovane e non capivo. Avevo trentanni quando l'ho sposata, per carità, non sono mai stato né un uomo di mondo né un donnaiolo, ma possibile che non avessi trovato niente di meglio?
Bah... forse è proprio perché avevo trent'anni, una laurea, un lavoro, una casa. Mi mancava la moglie, che ci vuoi fare: così va la vita. Poi uno si ritrova vent'anni dopo, su questa poltrona, e no, proprio non si ricorda di averla amata quella donna.
Sarei dovuto stare più attento. O magari lo sono stato. Chi volevi che lo prendesse uno come me. L'incontro di due disperazioni, ecco cosa siamo. Io avevo trentanni, lei pure: dovevamo sposarci, dovevamo "mettere su famiglia". Io, a questo punto, la famiglia la metterei giù, altroché, ma come si fa, la casa, le cose in comune, gli amici, i parenti, cosa penserebbero, che sono un fallito, ecco cosa penserebbero.
Ma alla fine, cosa voglio di più, devo soltanto darle ragione ogni tanto, far finta di ascoltare qualche sfogo. Far buon viso a cattivo gioco: non è così che facciamo un po' tutti?
Vabbè, basta, andiamo al bar, che mi aspettano.
ore nove ore diciotto
La vallata come un cappuccino torbido e la cima delle colline briciole a galleggiare. Sopra il rosazzurro lucido e pulito dell'alba appena passata.
In queste mattinate così placide: io mi sveglio furibondo.
Ci provo. Ma non riesco ad imparare a non disseminare il mio cammino con la solita scia di bestemmie vaffanculo e maledizioni. Ci sono cose che al mattino non si dovrebbero vedere. Tra queste: io.
Il caffè nero amaro e denso è una scossa elettrica bollente giù per la gola. Poche parole e poco comprensibili. Buongiorno. Sì, buongiorno un cazzo. In ritardo, anche stamani. Avrei dovuto anche lavare i piatti di ieri sera: sarà per un'altra volta.
E la colazione, lontano ricordo. Altro che disordine creativo, continuo così e l'unica cosa che rimedierò sarà un disordine alimentare.
Non è solo la nebbia. E' l'aria che è densa e che è rimasta appiccicata alle cose, lucide e scivolose come la pelle dei rospi. Il respiro appeso al vetro, un finestrino aperto per lasciar andare il fumo della prima sigaretta.
E il conto alla rovescia.
Buongiorno.
In queste mattinate così placide: io mi sveglio furibondo.
Ci provo. Ma non riesco ad imparare a non disseminare il mio cammino con la solita scia di bestemmie vaffanculo e maledizioni. Ci sono cose che al mattino non si dovrebbero vedere. Tra queste: io.
Il caffè nero amaro e denso è una scossa elettrica bollente giù per la gola. Poche parole e poco comprensibili. Buongiorno. Sì, buongiorno un cazzo. In ritardo, anche stamani. Avrei dovuto anche lavare i piatti di ieri sera: sarà per un'altra volta.
E la colazione, lontano ricordo. Altro che disordine creativo, continuo così e l'unica cosa che rimedierò sarà un disordine alimentare.
Non è solo la nebbia. E' l'aria che è densa e che è rimasta appiccicata alle cose, lucide e scivolose come la pelle dei rospi. Il respiro appeso al vetro, un finestrino aperto per lasciar andare il fumo della prima sigaretta.
E il conto alla rovescia.
Buongiorno.
La prima impressione è quella che conta
la questione è seria.
parli delle mie abitudini?
certo: di cos'altro dovrei parlare? e non chiamarle abitudini, ti piacerebbe che fossero soltanto abitudini. Sono MANIE, chiamale con il loro nome santiddio. Ti rendi conto che stamani mentre stavi ancora finendo di lavarti i denti hai preso una spugna e hai dato una passata al lavandino?
Scusa cosa c'è di male? Davvero non vedo cosa ci sia di male a tenere la propria casa pulita.
E quell'armadio. In quella camera: vuota. Con quelle pareti: NUDE. Ogni volta che lo apri manca soltanto che tu ti metta a recitare una preghiera. Guarda, scommetto che se te lo chiedessi sapresti dirmi, anche adesso, in che ordine sono le camicie.
Certo! da sinistra ci sono le due bianche e poi quelle a quadr...
NON TE L'HO CHIESTO! Vedi, anche questa volta non c'hai capito un cazzo. Io ti sto chiedendo di rilassarti, di sciogliere qualcuna delle tue manie e l'unica cosa che sai fare è dirmi che non c'è nulla di male, che è tutto normale. NORMALE?! Ti prego, se non puoi smettere di pensarlo almeno smetti di dirlo.
Il tuo è un problema, ed è serio. Se l'avessi saputo, la prima volta che mi hai invitato a cena... Mi ricordo di quello che pensai mentre ero ancora sulla porta, ok, non mi ricordo che strana musica tu stessi ascoltando ma mi ricordo che pensai "mio dio, se comincia così, andiamo bene"...
Non so più cosa pensare, te ne rendi conto? Manca soltanto che tu prenda uno di quei coltelli da cucina, che, nemmeno a dirlo, tieni sempre puliti e affilatissimi e che cominci a farmi a pezzi.
No, fermo, cosa diavolo stai facendo, a cosa ti serve adesso, quel coltello?
parli delle mie abitudini?
certo: di cos'altro dovrei parlare? e non chiamarle abitudini, ti piacerebbe che fossero soltanto abitudini. Sono MANIE, chiamale con il loro nome santiddio. Ti rendi conto che stamani mentre stavi ancora finendo di lavarti i denti hai preso una spugna e hai dato una passata al lavandino?
Scusa cosa c'è di male? Davvero non vedo cosa ci sia di male a tenere la propria casa pulita.
E quell'armadio. In quella camera: vuota. Con quelle pareti: NUDE. Ogni volta che lo apri manca soltanto che tu ti metta a recitare una preghiera. Guarda, scommetto che se te lo chiedessi sapresti dirmi, anche adesso, in che ordine sono le camicie.
Certo! da sinistra ci sono le due bianche e poi quelle a quadr...
NON TE L'HO CHIESTO! Vedi, anche questa volta non c'hai capito un cazzo. Io ti sto chiedendo di rilassarti, di sciogliere qualcuna delle tue manie e l'unica cosa che sai fare è dirmi che non c'è nulla di male, che è tutto normale. NORMALE?! Ti prego, se non puoi smettere di pensarlo almeno smetti di dirlo.
Il tuo è un problema, ed è serio. Se l'avessi saputo, la prima volta che mi hai invitato a cena... Mi ricordo di quello che pensai mentre ero ancora sulla porta, ok, non mi ricordo che strana musica tu stessi ascoltando ma mi ricordo che pensai "mio dio, se comincia così, andiamo bene"...
Non so più cosa pensare, te ne rendi conto? Manca soltanto che tu prenda uno di quei coltelli da cucina, che, nemmeno a dirlo, tieni sempre puliti e affilatissimi e che cominci a farmi a pezzi.
No, fermo, cosa diavolo stai facendo, a cosa ti serve adesso, quel coltello?
Il senso del contrario e di un risotto ben fatto.
Dell'autunno che doveva arrivare. Di quando poi mi sono svegliato ed era già inverno: devo sicuramente aver dormito un po' troppo. La questione è difficile da digerire. Non è una cosa facile da dire. Posso riderci ma l'odore acido e ammorbante di bruciato non sono riuscito a lavarlo via dalle mani. Dell'aria secca che ti asciuga e non mi lascia dormire. Ho ancora voglia di starmi addosso? Supponiamo per un attimo che fossero le ipotesi ad essere false. La otto in buca d'angolo, un tiro perfetto. No, non mi manca la televisione, magari soltanto un po' il gattino Virgola e le televendite. No, per favore, non urlare, davvero non mi sembra il caso. Non è la camicia che non s'intona ai miei occhi è, appunto, il contrario. In quella certa stanza quattro anni quattro di cazzate e foglietti gialli. Due più in là una nuvola bianca e io di passaggio per qualche caffè. No, non me n'ero proprio accorto. Oppure il contrario: non c'ero. Sì ma, che c'entra? No ma, perché deve? Per forza? Sono possessivo sulle cose superflue, ma che abbiano un senso, soprattutto quello del contrario. Sui peli pure, ma alcuni non ce l'ho fatta a tenerli per me.
Un risotto disegnato coi pennarelli. Il giallo l'avevo finito, ho usato il viola.
E' pronto: siediti pure.
Un risotto disegnato coi pennarelli. Il giallo l'avevo finito, ho usato il viola.
E' pronto: siediti pure.
e pensare che non mi piaceva Battisti
Le nostre strade si erano incrociate tante di quelle volte che, a ripensarci dopo, sembrava quasi impossibile non essersi mai accorti l'uno dell'altra.
Strade simili sì, ma c'era così poco in comune tra noi.
Due mondi paralleli: sembravamo un gioco ad incastro. Tu con i tuoi frammenti di storia raccolti come per caso e in ordine sparso nel tuo armadio incasinato. Io con la mia storia da bravo ragazzo, con un matrimonio imminente schivato all'ultimo istante e un armadio con le camicie ordinate per colore.
E quanto ti divertivi a scambiarle di posto.
Io affogato nello stereotipo dell'intellettuale comunista e tu che non sapevi nemmeno cosa fossero destra e sinistra.
Io meno inquadrato di quello che davo a vedere, tu molto più razionale di quello che si sarebbe potuto pensare.
Ed era il nostro gioco scoprirci a vicenda, noi facce diverse di una stessa medaglia.
Affacciati sul bordo sottile a sporgersi un poco più in là.
Io con i miei vecchi dischi dei Pink Floyd e dei Beatles ordinati e precisi. E tu, che insistevi, continuamente, sempre. Che dovevo. Che non potevo. Che in tutti i modi avrei dovuto. Per forza: ASCOLTARE BATTISTI.
Strade simili sì, ma c'era così poco in comune tra noi.
Due mondi paralleli: sembravamo un gioco ad incastro. Tu con i tuoi frammenti di storia raccolti come per caso e in ordine sparso nel tuo armadio incasinato. Io con la mia storia da bravo ragazzo, con un matrimonio imminente schivato all'ultimo istante e un armadio con le camicie ordinate per colore.
E quanto ti divertivi a scambiarle di posto.
Io affogato nello stereotipo dell'intellettuale comunista e tu che non sapevi nemmeno cosa fossero destra e sinistra.
Io meno inquadrato di quello che davo a vedere, tu molto più razionale di quello che si sarebbe potuto pensare.
Ed era il nostro gioco scoprirci a vicenda, noi facce diverse di una stessa medaglia.
Affacciati sul bordo sottile a sporgersi un poco più in là.
Io con i miei vecchi dischi dei Pink Floyd e dei Beatles ordinati e precisi. E tu, che insistevi, continuamente, sempre. Che dovevo. Che non potevo. Che in tutti i modi avrei dovuto. Per forza: ASCOLTARE BATTISTI.
Iscriviti a:
Post (Atom)
