wish you were here (*)

ho letto milioni di libri, sceso milioni di scale e ascoltato Wish you were here milioni di volte e soltanto stasera mi sono reso conto che la domanda che pongono è sempre una soltanto.


almeno una volta, in tutta la vita, puoi essere sufficientemente libero da vivere la tua vita?



a proposito: la risposta è 42.


(*)seriamente... è necessario che ve lo dica?

a lot of good cars are Japanese (*)

le cose da dire sarebbero semplici. Sono le parole che poi, a guardarle bene, si complicano.
Passiamo la vita intera a cercare di esprimere qualcosa che nella nostra testa è chiaro, cristallino ma, alla fine, sono le parole che si complicano.
Sono delle interminabili sillabe e quegli incolmabili vuoti. Stanno lì a guardarsi, a guardarti come cani incazzati e, alla lunga, ti fanno impazzire.

E' un lavoro lungo e snervante quello di trovare il modo giusto per dirlo. E' già difficile trovare il modo giusto di dire UNA cosa ad UNA persona. Il passo per la generalizzazione è, poi, perdio, indescrivibilmente complesso.

Né più né meno della corretta ortografia dell'avverbio nella frase precedente.

Le parole giuste hanno facce improbabili e portano buffi cappelli. Ma suonano bene, cazzo se suonano bene.

A nulla valgono le frasi fatte e le citazioni, perdipiù sbagliate, copiate e incollate.

Perché le cose da dire, quelle semplici, non te le ha ancora dette nessuno. Sono quelle che ti vengono in mente alla sesta ora di guida, dopo seicento chilometri di autostrada o quando ti svegli all'alba dopo tre ore di sonno arrabbiato.

Poi, per fortuna, te le dimentichi, troppa saggezza in una persona sola darebbe nell'occhio.

(*): "Stickshift and safetybelts", Cake, Fashion Nugget.

P.S.D.F.W.

le tue parole precise e iperrealisti stridevano con le mie scarne, violente, minimali. la stessa storia due sguardi completamente diversi. Come se non ci fossimo mai conosciuti. Sguardi lesi da una parte all'altra della sponda. Gli stessi cadaveri sullo stesso fiume.

Da una parte soltanto il volto cereo nel fiume, c'è invece chi si sofferma sui colori della libellula che leggiadra si posa sull'erba illuminata dal riflesso del sole sull'acqua del fiume iridescente che stride con quei colori pallidi e slavati, giallo ocra marrone grigio di quel povero cristo lasciato a morire per una brutta storia che vi racconterò in un POST SCRIPTUM.

inutile lontano interte arreso

inizi a scrivere e t'è già passata la voglia.
Un altro letto nell'ennesima camera d'albergo. Uno sconosciuto accanto a me. Mediamente stupido, discretamente ignorante. E' la quotidiana sconfitta contro l'ottusità che alla fine, nonostante tutti gli sforzi, ti sfianca, ti arrende.

Arreso.

Inerte.

rimboccarsi le maniche una volta di più, per cosa poi. Trovare parole inutili per spiegare cose ancora più inutili. Si intravede, un po' incerta, la comprensione profonda di quei tizi che campavano in cima ad una colonna. Non meglio o più alto, semplicemente lontano.

Lontano.

Inutile.

un detective e una tartaruga(*)

difficile riprendere la penna. la penna. in mano dopo tutto questo tempo.

Ci sono momenti che servono.

Non scrivo più, dormo troppo. poco. e i miei sogni arrivano e scompaiono.
Questa mattina mi sono svegliato prima dei miei sogni. Li ho raggiunti in un folle viaggio parabolico iperrealista.

C'ero io, c'eri tu. Tanta altra gente volti sconosciuti.
Ascoltare le Parole E scrutarNe i volti. Non ti sto ascoltando più, ti sto solo osservando e le tue parole si sciolgono. melting pot melting pot. riBOLLE.

tra-scolora e scom-pare.

(*)  John Barth, ne "La vita è un'altra storia"