Perché il momento in buona sostanza richiede qualcosa di adulto. Qualcosa di diverso da un televisore sempre più grande e da uno stereo sempre più piccolo. Mioddio comeravamo quando avevamo ventanni.
Meglio. Perché non fumavamo, non bevevamo e non prendevamo caffè. Meglio, forse.
Quindi metto su un ciddì audio, non un merdosissimo emmepitrè, un ciddì di quelli copiati con il primo masterizzatore comprato per seicentomilalire, che erano un capitale buondio, e ascolto. E poi cambio traccia.
E poi cambio faccia.
Ho ancora le cassette. Avessi qualcosa per sentire che suono fanno butterei su anche quelle. Ma non ce l'ho più. Perché siamo cresciuti, perché ci siamo evoluti. Quando dove come quando. Non me ne sono accorto, oppure ho fatto finta di niente.
Adulto, dicevo. Poi mi rimetto a scrivere come a quindicianni. Né più né meno. Perché è un segno di maturità.
Non ho musica invecchiata meno di dieci anni. Segno dei tempi, segno dell'età. E tra i ciddì una maggioranza qualificata che di anni ne ha quaranta. E io ne ho a stento trentacinque. Segno dei tempi. Segni dei tempi.
Rughe tante e capelli pochi. Abbiamo perso lo smalto. Macchècazzodici, abbiamo perso soltanto i capelli, lo smalto non me lo sono mai messo.
