Passiamo la vita intera a cercare di esprimere qualcosa che nella nostra testa è chiaro, cristallino ma, alla fine, sono le parole che si complicano.
Sono delle interminabili sillabe e quegli incolmabili vuoti. Stanno lì a guardarsi, a guardarti come cani incazzati e, alla lunga, ti fanno impazzire.
E' un lavoro lungo e snervante quello di trovare il modo giusto per dirlo. E' già difficile trovare il modo giusto di dire UNA cosa ad UNA persona. Il passo per la generalizzazione è, poi, perdio, indescrivibilmente complesso.
Né più né meno della corretta ortografia dell'avverbio nella frase precedente.
Le parole giuste hanno facce improbabili e portano buffi cappelli. Ma suonano bene, cazzo se suonano bene.
Perché le cose da dire, quelle semplici, non te le ha ancora dette nessuno. Sono quelle che ti vengono in mente alla sesta ora di guida, dopo seicento chilometri di autostrada o quando ti svegli all'alba dopo tre ore di sonno arrabbiato.
Poi, per fortuna, te le dimentichi, troppa saggezza in una persona sola darebbe nell'occhio.
(*): "Stickshift and safetybelts", Cake, Fashion Nugget.
