come quando la mattina ti svegli e no, non sei ad Acapulco (che poi in questo periodo ad Acapulco ci sono strane influenze), ma che dico poi Acapulco, nemmeno a Follonica.
Piove da... boh, ho perso il conto, piove da tanto di quel tempo. Uno sguardo buttato fuori dalla solita finestra lasciata aperta a metà. Il grigio e le parole che si affollano in discesa per uscire, s'ingorgano, la porta è ben stretta, non esce niente se non qualcosa come un lamento. Oh. Picchio lo stereo cercando di farlo partire. Un altro lamento, con cosa diavolo mi sono addormentato ieri sera? gatti che si lamentano nelle orecchie e sapore di topo morto in bocca, un interessante mix zoologico, ma ho il sospetto di essere io l'animale peggiore.
Va bene, se così deve essere così sia, paranoia, manco paranoia nera, che quella potrebbe avere un fascino, paranoia grigio sudicio, di quella che non sei nemmeno troppo giù da poterci scrivere un post su.
Così malconcio che avessi un cane stamani non mi riconoscerebbe, o forse sì, che tanto tutte le mattine ho la stessa faccia a culo (no, non cambia durante la giornata). E ringrazio iddio che non ho più capelli, che almeno non posso essere spettinato.
Caffè. Eccola la prima parola di senso compiuto della giornata. Che bello riesco già a darmi uno scopo. Il primo. E l'ultimo.
relitti
A tempesta finita, ci ritrovammo aggrappati ai nostri corpi come a dei relitti. Col fiato grosso e gli occhi spalancati, portavamo ancora addosso i segni della lotta.
Riempimmo il nostro buio con le nostre parole. Sottovoce, dopo tutto il frastuono c'era come il bisogno di non disturbare il silenzio.
Le mie mani giocavano con le ombre sul muro, guardavo il tuo corpo disteso e la curva morbida del tuo seno nella penombra di quel lungo pomeriggio.
Presto me ne sarei andato, lo sapevamo entrambi, troppo instabili per resisterci, troppo instabili per restarci addosso, ma in quel momento non era poi così importante.
Di passaggio, per riempire il buco di buio che ognuno di noi ha nella propria testa. Barattammo il calore di uno sconosciuto con quello più familiare del bicchiere.
Ti accompagnai alla porta, sapevi che non mi avresti più visto, sapevo che non mi avresti più cercato. Ci andava bene così.
Conservo di quel pomeriggio questo ricordo come un barocco souvenir.
Riempimmo il nostro buio con le nostre parole. Sottovoce, dopo tutto il frastuono c'era come il bisogno di non disturbare il silenzio.
Le mie mani giocavano con le ombre sul muro, guardavo il tuo corpo disteso e la curva morbida del tuo seno nella penombra di quel lungo pomeriggio.
Presto me ne sarei andato, lo sapevamo entrambi, troppo instabili per resisterci, troppo instabili per restarci addosso, ma in quel momento non era poi così importante.
Di passaggio, per riempire il buco di buio che ognuno di noi ha nella propria testa. Barattammo il calore di uno sconosciuto con quello più familiare del bicchiere.
Ti accompagnai alla porta, sapevi che non mi avresti più visto, sapevo che non mi avresti più cercato. Ci andava bene così.
Conservo di quel pomeriggio questo ricordo come un barocco souvenir.
ma invece di ringraziarlo si arrabbia moltissimo
Erano due ore che la ascoltavo sciorinare luoghi comuni e frasi fatte. Ne avevo le palle piene, ma la prospettiva di svuotarle quelle palle mi teneva lì, con gli occhi appiccicati su quelle tette baldanzose e su quel culo che nemmeno il Canova. Sorrisetto di circostanza, il calice con il vino, le solite puttanate. Nel frattempo cercavo di divagare, ero al limite. Già un paio di volte mi ero trattenuto a stento dal ribaltare il tavolo, rovesciarglielo in testa e poi scoparla, lì, sul pavimento, contro il muro o in un altro posto qualunque.
Poi ci fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Sai, fino a qualche anno fa suonavo il clarinetto.
(lo so io che clarinetto ti farei suonare)
ahsssì?
Certo certo, ma poi sai, gli impegni, l'Università, insomma questa vita frenetica...
(no, ma scusa, hai trentuno anni, non hai un lavoro, studi scienza delle comunicazioni e sei fuori corso a qualche anno luce da una mesta laurea con il minimo dei voti, mi spieghi il significato di "frenetica"?!?)
e dimmi dimmi, eri brava?
beh, un po', mi proposero anche di incidere un disco.
(sì, anche io una volta ho inciso un disco, con una chiave, ma poi lo stereo saltava e non si sentiva più molto bene)
e perché non lo hai fatto?
Oh beh... perché per me la musica è una cosa molto personale e non mi andava che tutti mi potessero ascoltare senza che io lo sapessi. Ma tanto è acqua passata, anche perché non volevo fare la musicista, sai, io vorrei fare la scrittrice...
(già, l'ultimo libro che hai letto si intitolava "I tre piccoli porcellini" e ci mettesti otto mesi a leggerlo, nonostante tutte le figure)
hai già scritto qualcosa? posso leggerlo?
non lo so... sai anche questa è una cosa molto privata... ma sì, tu mi ispiri fiducia, tieni, è la trama.
"la protagonista a causa di un incidente era sulla sedia a rotelle, e l'incontro con il "lui" avviene durante una gara podistica dove partecipano anche persone con handicap, vedi la protagonista.
La scena dell'incontro si svolge così: quando manca poco al traguardo e "lei" ce la sta mettendo tutta per arrivare all'improvviso si sente spingere la sedia a rotelle e così tagliare il traguardo insieme, ma invece di ringraziarlo si arrabbia moltissimo, per lei arrivare era dimostrare a se stessa di essere ancora capace di vincere delle sfide ma lui a rovinato tutto! così è l'inizio."
(FA CACARE, E' INDECENTE...)
FA CACARE, E' INDECENTE...
MA COME TI PERMETTI?!?
ed è pure pieno di errori, i tempi dei verbi non tornano, c'è anche una "ha" senz'acca, roba che ti dovrebbero rispedire in terza elementare.
E IO CHE PENSAVO CHE TU FOSSI UN TIPO SENSIBILE!!!
e io che pensavo che stasera scopavo...
Se ne andò, sbattendo la porta.
Mi sdraiai sul divano, mi feci una sega. Peccato però, che tette, e che culo.
Poi ci fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Sai, fino a qualche anno fa suonavo il clarinetto.
(lo so io che clarinetto ti farei suonare)
ahsssì?
Certo certo, ma poi sai, gli impegni, l'Università, insomma questa vita frenetica...
(no, ma scusa, hai trentuno anni, non hai un lavoro, studi scienza delle comunicazioni e sei fuori corso a qualche anno luce da una mesta laurea con il minimo dei voti, mi spieghi il significato di "frenetica"?!?)
e dimmi dimmi, eri brava?
beh, un po', mi proposero anche di incidere un disco.
(sì, anche io una volta ho inciso un disco, con una chiave, ma poi lo stereo saltava e non si sentiva più molto bene)
e perché non lo hai fatto?
Oh beh... perché per me la musica è una cosa molto personale e non mi andava che tutti mi potessero ascoltare senza che io lo sapessi. Ma tanto è acqua passata, anche perché non volevo fare la musicista, sai, io vorrei fare la scrittrice...
(già, l'ultimo libro che hai letto si intitolava "I tre piccoli porcellini" e ci mettesti otto mesi a leggerlo, nonostante tutte le figure)
hai già scritto qualcosa? posso leggerlo?
non lo so... sai anche questa è una cosa molto privata... ma sì, tu mi ispiri fiducia, tieni, è la trama.
"la protagonista a causa di un incidente era sulla sedia a rotelle, e l'incontro con il "lui" avviene durante una gara podistica dove partecipano anche persone con handicap, vedi la protagonista.
La scena dell'incontro si svolge così: quando manca poco al traguardo e "lei" ce la sta mettendo tutta per arrivare all'improvviso si sente spingere la sedia a rotelle e così tagliare il traguardo insieme, ma invece di ringraziarlo si arrabbia moltissimo, per lei arrivare era dimostrare a se stessa di essere ancora capace di vincere delle sfide ma lui a rovinato tutto! così è l'inizio."
(FA CACARE, E' INDECENTE...)
FA CACARE, E' INDECENTE...
MA COME TI PERMETTI?!?
ed è pure pieno di errori, i tempi dei verbi non tornano, c'è anche una "ha" senz'acca, roba che ti dovrebbero rispedire in terza elementare.
E IO CHE PENSAVO CHE TU FOSSI UN TIPO SENSIBILE!!!
e io che pensavo che stasera scopavo...
Se ne andò, sbattendo la porta.
Mi sdraiai sul divano, mi feci una sega. Peccato però, che tette, e che culo.
5.30am
Demolizione attenta dei mondi altrui. Mi sono svegliato stamani sotto il cielo ancora nero. S'è incendiato, ha bruciato fino a diventare cenere. S'è spento nel grigio cemento e la musica andava, le ruote giravano e accorciavano distanze. Gli oggetti sono più vicini di quello che sembrano.
Le persone?
Ci sto scomodo qua dentro, sono insofferente ma non ho un cazzo di voglia di cambiare.
All'alba il conto dei caffè era già a tre, cinque quello delle sigarette. Sono io che ho bruciato il cielo, il fumo azzurrognolo riempiva la stanza. La tenda tirata perché il sole non potesse ancora entrare. Acqua gelida sul viso, adesso è veramente ora di andare.
Uscendo prendi la spazzatura, sono mesi che l'accumulo, inizia a puzzare.
Il letto l'ho lasciato distorto com'era quando mi sono svegliato. Disfatto dalla lotta e dal sonno pesante. Se dormissi potrei anche sognare, ma ogni volta è soltanto una resa.
Inizio a diventare cattivo, duro, opaco.
Le persone?
Ci sto scomodo qua dentro, sono insofferente ma non ho un cazzo di voglia di cambiare.
All'alba il conto dei caffè era già a tre, cinque quello delle sigarette. Sono io che ho bruciato il cielo, il fumo azzurrognolo riempiva la stanza. La tenda tirata perché il sole non potesse ancora entrare. Acqua gelida sul viso, adesso è veramente ora di andare.
Uscendo prendi la spazzatura, sono mesi che l'accumulo, inizia a puzzare.
Il letto l'ho lasciato distorto com'era quando mi sono svegliato. Disfatto dalla lotta e dal sonno pesante. Se dormissi potrei anche sognare, ma ogni volta è soltanto una resa.
Inizio a diventare cattivo, duro, opaco.
art for humans' sake
Un ideale artistico che sia qualcosa di più che il semplice solleticare la nostra parte lucertolesca. Una ridefinizione complessiva del concetto di bello. La furibonda sintesi del modo di pensare del proprio tempo. Raccogliere su di una tela, su di un pezzo di carta o di cartone, sul cemento o tra le linee dritte di un pentagramma un'idea nuova, deviata e deviante dalla via maestra.
Rendere nuovo e stupefacente l'ovvio. Non importa se potevano farlo tutti, dopo. E' proprio questo che rende grandi solo alcuni. Non me ne frega niente se è un concetto elitario, se è per pochi. Se non lo capisci vuol dire che non te lo meriti e hai il diritto di morire ignorante.
Voglio sentirmi deriso e irriso da chi ne sa più di me. C'è gente che non ha bisogno di essere umile, che non deve essere umile. Voglio essere truffato e rendermi conto di quanto sono imbecille.
Non voglio piccole dosi, voglio sentirmi straniero.
In tutto questo, in ogni piccola parte, voglio tenere il mio cervello acceso, sintonizzato sul meglio di me.
Tutto questo stamani tra le sette e cinquanta e le otto meno cinque, seduto sul cesso. Fuori, tempo fa, c'era il mattino.
Rendere nuovo e stupefacente l'ovvio. Non importa se potevano farlo tutti, dopo. E' proprio questo che rende grandi solo alcuni. Non me ne frega niente se è un concetto elitario, se è per pochi. Se non lo capisci vuol dire che non te lo meriti e hai il diritto di morire ignorante.
Voglio sentirmi deriso e irriso da chi ne sa più di me. C'è gente che non ha bisogno di essere umile, che non deve essere umile. Voglio essere truffato e rendermi conto di quanto sono imbecille.
Non voglio piccole dosi, voglio sentirmi straniero.
In tutto questo, in ogni piccola parte, voglio tenere il mio cervello acceso, sintonizzato sul meglio di me.
Tutto questo stamani tra le sette e cinquanta e le otto meno cinque, seduto sul cesso. Fuori, tempo fa, c'era il mattino.
Torba e Tabacco
Con quell'uomo ho in comune il whisky e le sigarette.
Troppo dell'uno e troppe delle altre, io e lui.
Il talento quello no, perché io non l'ho mai avuto. Sono un lettore compulsivo prima che uno scrittore compulsivo. Quasi coetanei da quanto ho capito. Le cose non si possono spiegare, certe cose le devi capire. Se non sei capace fattene una ragione e arrenditi e, soprattutto, non venire a rompere le palle a noi che non siamo qui per tirarci dietro questa folla oscena. E' già troppo il peso è già abbastanza la nausea con cui combatto al mattino, non ho bisogno di aggiungere altro allo schifo dei miei risvegli.
Nonostante tutto questo ho un'etica. Distorta e malata, perversa è forse la parola più adatta, ma ce l'ho un'etica.
Sono feroce però tra i risvolti della mia etica. Non sono obiettivo e nemmeno neutrale. Non c'entra niente dio e nemmeno il diavolo, non ho amicizie così altolocate.
Sono ben poche le cose che ci separano dagli animali. Elementi di distinzione che, evidentemente, non tutti hanno ben chiari.
Ancora meno sono le cose che ci accomunano a qualcun altro.
Tra cui, le più importanti, la torba e il tabacco.
Troppo dell'uno e troppe delle altre, io e lui.
Il talento quello no, perché io non l'ho mai avuto. Sono un lettore compulsivo prima che uno scrittore compulsivo. Quasi coetanei da quanto ho capito. Le cose non si possono spiegare, certe cose le devi capire. Se non sei capace fattene una ragione e arrenditi e, soprattutto, non venire a rompere le palle a noi che non siamo qui per tirarci dietro questa folla oscena. E' già troppo il peso è già abbastanza la nausea con cui combatto al mattino, non ho bisogno di aggiungere altro allo schifo dei miei risvegli.
Nonostante tutto questo ho un'etica. Distorta e malata, perversa è forse la parola più adatta, ma ce l'ho un'etica.
Sono feroce però tra i risvolti della mia etica. Non sono obiettivo e nemmeno neutrale. Non c'entra niente dio e nemmeno il diavolo, non ho amicizie così altolocate.
Sono ben poche le cose che ci separano dagli animali. Elementi di distinzione che, evidentemente, non tutti hanno ben chiari.
Ancora meno sono le cose che ci accomunano a qualcun altro.
Tra cui, le più importanti, la torba e il tabacco.
Iscriviti a:
Post (Atom)
