Trattenevi sul tuo profilo una foto di mare: storta.
Non mi capacitavo di come tu non potessi accorgerti di quanto quella foto fosse irrimediabilmente sbilenca: e brutta.
Supposi, indagavo cercando di capire, come mio solito, che il tuo spropositato egocentrismo non ti facesse percepire quell'immane declivio dell'orizzonte, perché tu in quella foto c'eri, ed eri quasi dritta.
Ecco, pensai, un raro esempio di segno che potrebbe collimare perfettamente (quanto involontariamente) con il suo senso, ma che non lo fa.
Ti trattenevi dritta in un mondo storto, ma lo facevi non con l'intento di significare il tuo procedere per la tua strada nonostante tutto, ma semplicemente perché non t'eri accorta che in quella foto per mettere dritta te avevi storto tutto il resto.
Oh, beh, io non ho mai fatto foto dritte; per farle, quelle poche, mi ci sono sempre impegnato a fondo, con la griglia nel mirino a pentaprisma e un discreto numero di secondi di concentrazione e di aggiustamenti.
Ma non per questo ho mai pensato di essere dritto io e che fosse storto il mondo, anzi: ho sempre applicato (sarebbe: tentato di applicare) con coscienza e coscienzioso metodo il mio credo fatto di distacco, aderenza ai fatti e analisi critica. Ho sempre pensato, insomma, di essere storto io, prima del resto.
Ho sempre pensato in buona sostanza di non avere ragione, pur sostenendo di averla.
Tu, in quella foto, eri esattamente il contrario.
Pensavi di avere ragione, nonostante fosse evidente che non potevi averla.
Con tutto il mondo(*)
sporca una linea e poi rifalla dritta.
come un dovere
composto e pulito
Una predominante linea di basso
Due parrucche improbabili
E un metronomo per batterista.
Rimettiti comodo.
Ricomincia.
(*)Con todo el mundo, Khruangbin
come un dovere
composto e pulito
Una predominante linea di basso
Due parrucche improbabili
E un metronomo per batterista.
Rimettiti comodo.
Ricomincia.
(*)Con todo el mundo, Khruangbin
disgusto
Sono un lettore compulsivo prima che uno scrittore compulsivo. Le cose non si possono spiegare, certe cose le devi capire. Se non sei capace fattene una ragione e arrenditi e, soprattutto, non venire a rompere le palle a noi che non siamo qui per tirarci dietro questa folla oscena. E' già troppo il peso è già abbastanza la nausea con cui combatto al mattino, non ho bisogno di aggiungere altro allo schifo dei miei risvegli.
Nonostante tutto questo ho un'etica. Distorta e malata, perversa è forse la parola più adatta, ma ce l'ho un'etica.
Sono feroce però tra i risvolti della mia etica. Non sono obiettivo e nemmeno neutrale. Non c'entra niente dio e nemmeno il diavolo, non ho amicizie così altolocate.
Sono ben poche le cose che ci separano dagli animali. Elementi di distinzione che, evidentemente, non tutti hanno ben chiari.
Ancora meno sono le cose che ci accomunano a qualcun altro.
Nonostante tutto questo ho un'etica. Distorta e malata, perversa è forse la parola più adatta, ma ce l'ho un'etica.
Sono feroce però tra i risvolti della mia etica. Non sono obiettivo e nemmeno neutrale. Non c'entra niente dio e nemmeno il diavolo, non ho amicizie così altolocate.
Sono ben poche le cose che ci separano dagli animali. Elementi di distinzione che, evidentemente, non tutti hanno ben chiari.
Ancora meno sono le cose che ci accomunano a qualcun altro.
Peccato
Che peccato.
Avrei potuto, avrei voluto raccontarti le mie storie, vere fino a quando.
Di una città, delle sue strade, dei suoi strani personaggi.
Di un viaggio ubriaco di ritorno e di una visiera appannata, con la pioggia e il casco aperto per vedere e per vedersi, fino ad una tenda, fradicia di pioggia come tutto il resto.
Di svegliarsi tre ore dopo, ribaltati, inventadosi il bisogno di essere, tre ore e quattrocento chilometri da lì, senza un soldo ma sul Mar Baltico, per una foto e per mettere le mani ancora più a nord.
Di una linea sulla terra con su scritto 'muro' e della vertigine di farci un passo attraverso, di un campo di concentramento, del silenzio, del brivido gelido, delle lacrime.
Di una sfavillante piazza fatta di vetro e di bianco, di un limite fissato sempre più in là, e dei pezzi di un muro di cemento, piantati, lì.
Antichi e modernisti.
Un peccato non averti detto una cosa così.
Avrei potuto, avrei voluto raccontarti le mie storie, vere fino a quando.
Di una città, delle sue strade, dei suoi strani personaggi.
Di un viaggio ubriaco di ritorno e di una visiera appannata, con la pioggia e il casco aperto per vedere e per vedersi, fino ad una tenda, fradicia di pioggia come tutto il resto.
Di svegliarsi tre ore dopo, ribaltati, inventadosi il bisogno di essere, tre ore e quattrocento chilometri da lì, senza un soldo ma sul Mar Baltico, per una foto e per mettere le mani ancora più a nord.
Di una linea sulla terra con su scritto 'muro' e della vertigine di farci un passo attraverso, di un campo di concentramento, del silenzio, del brivido gelido, delle lacrime.
Di una sfavillante piazza fatta di vetro e di bianco, di un limite fissato sempre più in là, e dei pezzi di un muro di cemento, piantati, lì.
Antichi e modernisti.
Un peccato non averti detto una cosa così.
esco
Penso che adesso sparirò, per un po'.
Cercherò parole che non ho ascoltato e parole che non ho letto.
Fisserò il tuo verde da dietro il mio marrone.
Fingerò di essere indifferente e scivolerò via.
Eliminerò le ultime tracce, metterò in ordine
la mia cucina, i miei libri, i miei dischi.
dove finiscono le parole che non ascolto e quelle che non leggo un lungo elenco di cose e un demone claustrofobico che spinge quando tutto sembra ben pianificato è il momento di uscire di pulirsi gli occhi dagli abbagli notturni di ammorbidirli nei fumi dell'alcool non ci sarà nessun risveglio quieto a perdonarmi saranno ancora urla e schiamazzi di un litigio lontano chilometri
Starò in silenzio.
La mia voce è già troppo alta.
Cercherò parole che non ho ascoltato e parole che non ho letto.
Fisserò il tuo verde da dietro il mio marrone.
Fingerò di essere indifferente e scivolerò via.
Eliminerò le ultime tracce, metterò in ordine
la mia cucina, i miei libri, i miei dischi.
dove finiscono le parole che non ascolto e quelle che non leggo un lungo elenco di cose e un demone claustrofobico che spinge quando tutto sembra ben pianificato è il momento di uscire di pulirsi gli occhi dagli abbagli notturni di ammorbidirli nei fumi dell'alcool non ci sarà nessun risveglio quieto a perdonarmi saranno ancora urla e schiamazzi di un litigio lontano chilometri
Starò in silenzio.
La mia voce è già troppo alta.
Finale
Ero in giro con questo tipo, per dovere, non per diletto.
Ad ogni piè sospinto peggiorava.
Ero appena partito e già non mi quadrava.
Andiamo al mare, dissi, lavoriamo, e poi facciamo un tuffo.
Non so nuotare, rispose, e poi il mare non mi piace.
Vabbè, pensai, càpita, è giusto, il mare mica piace a tutti.
Poi lo guardai, lo guardai meglio.
Non era brutto, no, ma sciatto.
Vabbè, pensai, non ci tiene, non ci guarda, magari, giustamente, gli interessa altro.
Un viaggio in auto, abbastanza lungo.
Non disse una parola, non guardò dal finestrino, guardò sempre dritto, avanti, come un cretino.
Ci provai, giuro, a buttare due parole.
Rispondeva a mugugni e parole sole.
Il panorama, la musica, la vita, le donne.
Niente pareva interessarlo.
All'ultima domanda, esplicita ben oltre, rispose che:
oltre alla sua macchina e al suo orto non gli piaceva altro.
Ma, cazzo, mi azzardai a dire, il mondo intorno, l'hai mica visto?
Una volta andai ad Ancona,
ma non mi piacque.
Fu la definitiva lapide,
e dopo,
tutto tacque.
Ad ogni piè sospinto peggiorava.
Ero appena partito e già non mi quadrava.
Andiamo al mare, dissi, lavoriamo, e poi facciamo un tuffo.
Non so nuotare, rispose, e poi il mare non mi piace.
Vabbè, pensai, càpita, è giusto, il mare mica piace a tutti.
Poi lo guardai, lo guardai meglio.
Non era brutto, no, ma sciatto.
Vabbè, pensai, non ci tiene, non ci guarda, magari, giustamente, gli interessa altro.
Un viaggio in auto, abbastanza lungo.
Non disse una parola, non guardò dal finestrino, guardò sempre dritto, avanti, come un cretino.
Ci provai, giuro, a buttare due parole.
Rispondeva a mugugni e parole sole.
Il panorama, la musica, la vita, le donne.
Niente pareva interessarlo.
All'ultima domanda, esplicita ben oltre, rispose che:
oltre alla sua macchina e al suo orto non gli piaceva altro.
Ma, cazzo, mi azzardai a dire, il mondo intorno, l'hai mica visto?
Una volta andai ad Ancona,
ma non mi piacque.
Fu la definitiva lapide,
e dopo,
tutto tacque.
Tempesta
C'era odore d'acqua nell'aria, quella notte.
Odore d'acqua portata dal vento:
non ricordo com'era iniziata esattamente,
ma adesso parlavamo: parlavamo tanto.
O meglio.
Io parlavo: libresco, cervellotico, logorroico e pedante.
Tu ascoltavi: ascoltavi i miei deliri, anche quando mi perdevo dietro a un pezzo vecchio di trent'anni.
Giocavamo, ed era pericoloso, ma divertente.
Approfittavamo delle nostre rispettive vanità:
io ricordandoti quanto tu fossi bella,
tu ricordandomi quanto io fossi interessante.
Giocavamo, ed era pericoloso, ed eccitante.
Poi una sera, non t'aspettavo, ma t'aveva mollato, lo stronzo, e bussasti alla mia porta.
Entrasti in casa mia come una furia:
delusa, amareggiata, impetuosa e incazzata.
Io buttato sul mio divano, tu un poco più distante,
finimmo quella sera col parlare a lungo, come sempre:
di te, di lui, del futuro e delle cazzate dei vent'anni.
Parlammo dei segni addosso, di chi se li fa dentro, di chi indosso.
Divagammo, finalmente, dai massimi sistemi e tornasti a ridere delle mie battute sconce.
Mi dicesti che parlare con me era come confessarsi, anzi, meglio:
senza le preghiere e senza la morale in fondo.
Ma nel frattempo cercavi vendetta, avevi sete di sangue.
Me ne accorsi, ero pur sempre un uomo:
ci provai, era evidente, cercai di portarti a letto.
Te ne accorgesti, anche tu, eri pur sempre donna:
ti piacque quel gioco, ma rimanesti distante.
Lottai, con tutte le mie armi: parlai dei tuoi occhi, dei tuoi capelli, delle tue gambe.
Abusai ancora della tua vanità e, lentamente, ti stavo accerchiando.
Vidi qualche segno di cedimento, poi me ne uscii con quella frase:
quando parlo con te non andrei mai a letto
Cogliesti l'occasione, ti alzasti rapida, devo dormire, dicesti, è tardi.
Te ne andasti.
Rimasero il tuo profumo e un rumore sullo sfondo.
Il rumore che lascia una tempesta,
dopo che è passata, quando è distante.
Odore d'acqua portata dal vento:
non ricordo com'era iniziata esattamente,
ma adesso parlavamo: parlavamo tanto.
O meglio.
Io parlavo: libresco, cervellotico, logorroico e pedante.
Tu ascoltavi: ascoltavi i miei deliri, anche quando mi perdevo dietro a un pezzo vecchio di trent'anni.
Giocavamo, ed era pericoloso, ma divertente.
Approfittavamo delle nostre rispettive vanità:
io ricordandoti quanto tu fossi bella,
tu ricordandomi quanto io fossi interessante.
Giocavamo, ed era pericoloso, ed eccitante.
Poi una sera, non t'aspettavo, ma t'aveva mollato, lo stronzo, e bussasti alla mia porta.
Entrasti in casa mia come una furia:
delusa, amareggiata, impetuosa e incazzata.
Io buttato sul mio divano, tu un poco più distante,
finimmo quella sera col parlare a lungo, come sempre:
di te, di lui, del futuro e delle cazzate dei vent'anni.
Parlammo dei segni addosso, di chi se li fa dentro, di chi indosso.
Divagammo, finalmente, dai massimi sistemi e tornasti a ridere delle mie battute sconce.
Mi dicesti che parlare con me era come confessarsi, anzi, meglio:
senza le preghiere e senza la morale in fondo.
Ma nel frattempo cercavi vendetta, avevi sete di sangue.
Me ne accorsi, ero pur sempre un uomo:
ci provai, era evidente, cercai di portarti a letto.
Te ne accorgesti, anche tu, eri pur sempre donna:
ti piacque quel gioco, ma rimanesti distante.
Lottai, con tutte le mie armi: parlai dei tuoi occhi, dei tuoi capelli, delle tue gambe.
Abusai ancora della tua vanità e, lentamente, ti stavo accerchiando.
Vidi qualche segno di cedimento, poi me ne uscii con quella frase:
quando parlo con te non andrei mai a letto
Cogliesti l'occasione, ti alzasti rapida, devo dormire, dicesti, è tardi.
Te ne andasti.
Rimasero il tuo profumo e un rumore sullo sfondo.
Il rumore che lascia una tempesta,
dopo che è passata, quando è distante.
Perfect sense (*)
Confondendo cose e ascoltando canzoni.
Un giorno più vicino al giorno della fine.
Il segno delle vene e l'ombra delle mani.
Schermo la luce sotto una fumosa cortina blu, ma non riesco ancora a vederti, distesa tra le anse delle mie onde.
Un gioco in piena luce senza sapere qual è il tuo colore.
Tentato dal rallentare il ritmo, ma incapace di farlo.
Ed è ora.
Le linee convergono tutte dove sei tu.
Chi prima di me ti ha scritto cose così.
Chiudi la porta e butta via la chiave.
Ricordati di me come di un folle, come di un sogno e come di un incubo.
Come il fragore di un tuono in un orecchio.
C'è qualcuno nella mia testa e non sono io.
Una notizia che non vuoi leggere.
Qualcuno che non vuoi incontrare e contro cui non vuoi combattere.
Vattene, poi, cambia l'ombra nella luce, se ne hai voglia, se ne hai il coraggio.
E poi voltati, indietro e dentro, e apriti e chiediti cosa diavolo sta succedendo.
Riesci a vederlo? Tutto ha un senso, espresso nelle parole, tutto ha un senso.
(*) Roger Waters, Amused to death, 1992
Un giorno più vicino al giorno della fine.
Il segno delle vene e l'ombra delle mani.
Schermo la luce sotto una fumosa cortina blu, ma non riesco ancora a vederti, distesa tra le anse delle mie onde.
Un gioco in piena luce senza sapere qual è il tuo colore.
Tentato dal rallentare il ritmo, ma incapace di farlo.
Ed è ora.
Le linee convergono tutte dove sei tu.
Chi prima di me ti ha scritto cose così.
Chiudi la porta e butta via la chiave.
Ricordati di me come di un folle, come di un sogno e come di un incubo.
Come il fragore di un tuono in un orecchio.
C'è qualcuno nella mia testa e non sono io.
Una notizia che non vuoi leggere.
Qualcuno che non vuoi incontrare e contro cui non vuoi combattere.
Vattene, poi, cambia l'ombra nella luce, se ne hai voglia, se ne hai il coraggio.
E poi voltati, indietro e dentro, e apriti e chiediti cosa diavolo sta succedendo.
Riesci a vederlo? Tutto ha un senso, espresso nelle parole, tutto ha un senso.
(*) Roger Waters, Amused to death, 1992
Risposte
Pratico risposte complesse, mai sconti.
Conti precisi, piuttosto, del dare e dell'avere, e dei bicchieri di vino.
Metafore ardite, tra declivi di boschi e poltrone di velluto, come altri, prima e migliori di me.
Capelli neri e sguardi ossessivi.
Cose interessanti da dire? Che cazzo me ne frega, certo che sì.
Poche parole, ma pesate, in alberghi di pessima categoria.
Tenere un diario è un'attività nient'affatto remunerativa e tutt'altro che produttiva.
Mi guardo addosso con gli occhi di un altro, mediamente più sobrio, e sempre mi chiedo perché.
Accessibile a tutti e conosciuto da pochi.
Nessun vezzo, è semplicemente e, solo, così.
Che palle.
Ti diverti?
Conti precisi, piuttosto, del dare e dell'avere, e dei bicchieri di vino.
Metafore ardite, tra declivi di boschi e poltrone di velluto, come altri, prima e migliori di me.
Capelli neri e sguardi ossessivi.
Cose interessanti da dire? Che cazzo me ne frega, certo che sì.
Poche parole, ma pesate, in alberghi di pessima categoria.
Tenere un diario è un'attività nient'affatto remunerativa e tutt'altro che produttiva.
Mi guardo addosso con gli occhi di un altro, mediamente più sobrio, e sempre mi chiedo perché.
Accessibile a tutti e conosciuto da pochi.
Nessun vezzo, è semplicemente e, solo, così.
Che palle.
Ti diverti?
Degli scrittori appollaiati alle mie spalle. (reprise)
di e per Philip Roth nel giorno della sua morte
Capita di rado, ma capita.
Ci vuole lo stato d'animo giusto, il momento giusto e il libro giusto.
Leggo tranquillo e ad un certo punto è come se quel libro stesse parlando di me, di quello che mi sta succedendo.
È una sensazione strana, così strana che smetto di leggere, mi volto e controllo che non ci sia lo scrittore lì dietro, a guardarmi, e a scrivere il libro a malapena una parola davanti a me.
Poi non trovo soltanto me, ma trovo anche tutti gli altri.
Vorrei quasi prendere il telefono, chiamarli e avvertirli che lo scrittore potrebbe essere lì, appollaiato dietro le loro spalle.
Poi no, di solito non chiamo nessuno, semmai scrivo.
Poi ci ripenso però, e mi accorgo di quanto deve essere bravo uno scrittore per entrarci dentro così, perché, proprio su quella pagina e proprio su quella frase, non succede soltanto a me.
Perché alla fine nei libri sottolineiamo tutti "quello che sottolineano tutti... tutto quello che comincia con Io."
Anche se sotto sotto siamo tutti un po' uguali è raro trovare qualcuno che sappia isolare quei tratti comuni e che ne sappia scrivere, mettendoceli di fronte, senza pudore e senza barriere sulla pagina bianca.
Nudo di fronte a queste pagine, di fronte alla brutale onestà di parole che posso leggere e rileggere, e rimangono lì: impassibili e impietose.
E sono questi i libri che mi porto appresso, che mi rimangono indelebili addosso.
Capita di rado, ma capita.
Ci vuole lo stato d'animo giusto, il momento giusto e il libro giusto.
Leggo tranquillo e ad un certo punto è come se quel libro stesse parlando di me, di quello che mi sta succedendo.
È una sensazione strana, così strana che smetto di leggere, mi volto e controllo che non ci sia lo scrittore lì dietro, a guardarmi, e a scrivere il libro a malapena una parola davanti a me.
Poi non trovo soltanto me, ma trovo anche tutti gli altri.
Vorrei quasi prendere il telefono, chiamarli e avvertirli che lo scrittore potrebbe essere lì, appollaiato dietro le loro spalle.
Poi no, di solito non chiamo nessuno, semmai scrivo.
Poi ci ripenso però, e mi accorgo di quanto deve essere bravo uno scrittore per entrarci dentro così, perché, proprio su quella pagina e proprio su quella frase, non succede soltanto a me.
Perché alla fine nei libri sottolineiamo tutti "quello che sottolineano tutti... tutto quello che comincia con Io."
Anche se sotto sotto siamo tutti un po' uguali è raro trovare qualcuno che sappia isolare quei tratti comuni e che ne sappia scrivere, mettendoceli di fronte, senza pudore e senza barriere sulla pagina bianca.
Nudo di fronte a queste pagine, di fronte alla brutale onestà di parole che posso leggere e rileggere, e rimangono lì: impassibili e impietose.
E sono questi i libri che mi porto appresso, che mi rimangono indelebili addosso.
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