bruchi, alieni e troie

Ad un tratto improvvisamente smarriti, le mie spalle appoggiate sul muro. Tutto e il contrario di tutto. Verità e invenzione in un'unica frase, il gioco come piace a me, mosse confuse e una massa informe di gesti e parole strana inconcludente, come distrattamente lenta si muove nella tua direzione.

Un gioco, forse, uno scherzo, certo.

Mi inventerei l'ennesima storia ma non sono mai stato capace di inventarle, le storie. Attaccato come un acrobata tra piccoli brandelli di verità che in sfavillante technicolor si confondono nel mio strano pastrocchio. Ritrovarli, riconoscerli è difficile, vecchi di settimane con addosso una luce che non c'era. Di cazzate ne ho fatte tante. Tante ne voglio ancora fare, nonostante la ragione.

La cazzata più grande, rincorrermi da solo, cercando di spiegare, cercando di essere amico di me stesso, nonostante lo schifo e il disprezzo. Che fatica il maldestro tentativo di convincermi che. Secondo la vecchia storia anche i bruchi più brutti diventano farfalle, e poi crepano dopo un giorno. Ce la raccontavano da bambini e noi siamo cresciuti così, convinti delle peggiori cazzate, fiduciosi, imbecilli e contenti. Siamo diventati troie pur di vivere il nostro giorno da farfalle, con un corpo brutto di bruco addosso col peso del paradosso di ali troppo esili. Fermi qui, senza nessuna possibilità. Regole non condivise e accettate.

Fare il vuoto e ripartire è, ad un certo punto, impossibile.

Sparando messaggi col telefono e la musica a tutto volume, aspettando una risposta dagli alieni, ma dov'è che sono tutti quanti?

Non mi sono bastate le tue ultime parole.

Lisboa

Sfavillante giornata d'estate, Pereira e Monteiro Rossi, un giro lungo un secolo ma è ancora colpa vostra se sono qui.

Un passo via l'altro, in faccia tutto il vento e tutto il sole, nell'ora più giusta. La Baixa vomita la sua vita nei vicoli del Chiado.

Nei tavoli consumati nei ciottoli al Cafè A Brasileira affondo lentamente in un morbido galao.

Una faccia di bronzo e un libro.

Eccolo il clichè e non me ne potrebbe fregare di meno.

Il segnalibro fermo sulla pagina stregata. Un'idea delle mie e un viaggio, ce n'ho messo di tempo, grazie per avermi aspettato.

Seduto come piace stare seduto a me, anche tu. Gambe larghe e incrociate, la schiena distesa in un arco e sentire la sedia che si piega e che geme.

Sulla pagina le tue parole che nemmeno qui si lasciano afferrare, ma non sono loro che sono venuto a cercare. La tua città, il sole contrabbandato nei vicoli, il passo lento e l'occhio veloce.

Nella meticolosa operazione di costruzione dei ricordi, il libro è chiuso come i miei occhi.

life is timeless(*)

La vecchia poltrona, la pelle ustionata dalle sigarette, affondato qui e le gambe distese. Pezzi di vecchie cene, cenere e carta straccia. Una stanza vuota. Due finestre uno schermo nero. Il casino d'inferno scaraventato nel cervello è un'isola nel silenzio. Arrampicato quassù, due piani buoni sopra la mia vita. Battito irregolare e un'improvvisa deviazione. La lingua dura che spiega chiara. Suono ripetitivo e gutturale. Un ponte sull'autostrada.

Non è facile spiegare. Un esercito poco compatto, dedito al vizio ed alle distrazioni. Lavoro di sintesi chimico e sintetico.

Una centrale elettrica sotto un cono verde.

E basta.

(*) Europe endless, Kraftwerk, 1977

credo che il secondo nome del mio vicino di casa sia Vladimiro

cercavo sensazioni extrasistole leggiucchiando in giro in questa camera surriscaldata col caldo che faceva facevo piovere madonne. L'effetto era comunque oltremare relativo. Il cielo ancora azzurro perché si sa che in questa stagione rosso di sera, bel tempo, si spara. Avevano quindi aperto la caccia a quell'uccello fastidioso che tutte le maledette mattine mi tuba sul davanzale. non che ci avessi capito un tubo. fin qui. proseguii distrattamente ad inanellare parole e frattaglie. ben presto fu un vicolo ceco, ricordo delle scorsoie vacanze estive. mi ricordai improvvisamente che non avevo mai potuto soffriggere Nina Simone né, tantomeno, mio cugino Simone. Tirai una ciabatta allo stereo che in tutta risposta si alzò il volume. Il vicino rispose allo stereo alzando uno scopettone, ma ben presto visto il mio nichilismo ossessivo e la sua omosessualità latente decise di interrare la scopa di guerra tra i glicini e il sam BUCO, o erano Silvia e rosMarino? Visto che già eravamo in peli dei gatti in questioni anagrafico-ortofrutticole passai ben presto a dargli del finocchio, gli serviva per il coniglio, mi disse. Non puntualizzai, il ricamo non è mai stato il mio forte, detto questo mi accostai al muro e suonai il campanello di casa mia dicendo, suonano alla porta devo andare, mentre già mi ero chiuso il portone alle spalle.

Presi in corsa le scale vista la mole uno scalino alla volta e venni tutto d'un fiato a raccontare questa favolosa storia.

Un volto che brucia

Rumori di ovatta in questo sarcofago rovente. Ci metto io quello che manca. Ci metto le mie parole e il mio sguardo sull'ipnotico acquitrinio. Ondivago e girovago.

Le idee come pietre appena lambite, riflessi di onde confuse e rotonde. Le idee come i capillari sui volti dei vecchi, ragnatela che rimarca il tempo passato e su ogni bivio appoggia un dubbio. Le idee come gli scarabocchi di un bambino, forme e contorni colorati e distorti. Le idee come l'acqua sul marciapiede d'estate, nelle crepe irregolari evapora e scompare.

Un passeggero seduto sul ciglio a raccattare polvere e visioni. La stessa sabbia stretta nei denti e nei pugni. Il riverbero del nuovo miraggio si staglia sul cielo e acceca e pretende. Nell'ora più calda il vento di un respiro incandescente. L'orizzonte bianco è uno specchio deformato nella calura, un nuovo viaggio e un sudario fresco di tenebre.

rimane

Mi avevi preso per quello che ero. Ti ho abbandonato per quello che sono. Bravo con le parole più che con le persone. Ho cercato in vita mia tante volte di rimediare, ma nonostante tutti gli sforzi non ci sono mai riuscito.

Di te mi hai detto tanto, io di me ho sempre parlato poco. Quello che hai conosciuto di me è quello che hai potuto intravedere riflesso nelle mie mille passioni, nei miei strani monologhi appassionati.

Forse avresti fatto meglio veramente a non fidarti di me e della mia instabilità.

Rimarrà tra di noi il guardarci ancora stupiti, come la prima volta quando i vestiti caddero soltanto dopo la luce, quando dopo ci rivestimmo in fretta per coprire l'imbarazzo. Rimarranno i miei occhi che ti guardavano nuda sbirciando sotto le coperte. Rimarranno i discorsi fatti girati di spalle per coprire un broncio o un sorriso, parlando di letteratura di politica e di sesso con quel tuo fare imbarazzato quando ti muovevi incerta tra parole soltanto accennate che riempivano di rosso il tuo viso.

Rimarrà la mia mano sinistra che forza un brivido sulla tua schiena e la nostra attrazione magnetica e sregolata.

Rimarrà l'odore della mia pelle su di te e su di me il tuo.

Ho puffato tutto!

Introspezione minimalista che c'è ben poco da vedere. fondi di caffè sigarette spente i resti della cena. Introspezione animalista che di umano c'è rimasto poco. Occhi rovesciati. La più totale inespressività quello che di esprimibile ci sarebbe è ancora là dentro dovrei cacciarlo a pedate. Comunque chi se ne frega tanto non distinguo più gli altri da me stesso. Sono totalmente inconsapevole e totalmente disinteressato. Cazzo, rilassati e datti alle considerazioni sconce. Rincorriamo tutti quello che non possiamo avere e poi stavolta c'è qualcosa di più. Gargamella con i Puffi. E dire che Birba fatta arrosto non dovrebbe avere un sapore poi così malvagio. Ma tanto sono i Puffi quelli che vogliamo. Se non ci fosse Gargamella a rincorrerli i Puffi sarebbero morti di noia dopo la prima puntata.

Ma io non sono Gargamella e tu non sei blu.
Uno delle cose se ne fa una ragione.
Spiegare tutto con Gargamella e i Puffi è, sicuramente, un'ottima soluzione.

Faccina che ride: istruzioni per l'uso (valevoli con l'utilizzo di tastiera QWERTY con layout italiano)

1) Tenendo premuto il tasto per fare il maiuscolo premere quello dove c'è il punto. Si dovrebbe ottenere questo carattere ":" (due punti).
2) Premere il tasto "-" (è accanto a quello precedente) ricordandosi nel frattempo di non premere più il tasto per fare il maiuscolo.
3) Tenendo premuto nuovamente il tasto per fare il maiuscolo premere il tasto "9" si dovrebbe ottenere ")"

Risultato dell'azione e dimostrazione pratica
Passo 1) :
Passo 2) :-
Passo 3) :-)

Utilizzando opportunamente altre combinazioni di tasti è altresì possibile ottenere varie combinazioni di simboli che coadiuvano lo "scrittore" nell'esprimere lo stato d'animo o che meglio esplicano il significato di una frase. Poiché scrivendo infatti non ci è possibile far vedere il nostro volto e visto inoltre che la comunicazione non verbale è basilare per gli esseri umani (o supposti tali) è spesso utile comunicare che quello che si scrive è una "battuta" o una "frase scherzosa" proprio tramite l'utilizzo delle "faccine".

Alcuni esempi di altre combinazioni utili:
:-D = risata a bocca aperta (cosa molto divertente)
:-( = cosa che mi rattrista
:-o = bocca spalancata che indica sgomento
:-* = un bacio (molto in voga tra lettrici di Cioè e affini)
:-| = non l'ho mai capito bene ma non è una cosa positiva
:-$ = bocca storta tesa ad indicare disgusto

Si sono diffuse poi alcune interessanti varianti delle originali faccine; questo è stato certo permesso dal fatto che il cervello umano tende a riconoscere volti anche laddove non ve ne sia traccia (da qui si spiegano le mirabolanti apparizioni di Padre Pio, della Madonna etc. etc).

^_^ = risata ad occhi stretti, indica tipicamente una battuta ironica o sarcastica.
8=D = questo, che potrebbe sembrare un volto è in realtà un ottimo surrogato di una fava.

Sperando di essere stato utile porgo i miei più cordiali saluti.

Condizioni al contorno

L'avrò detto un milione di volte, essì che tanto ripetitivo, paranoico, insistente, logorroico, pignolo e soprattutto rompicoglioni, lo sono sempre stato.

L'avrò detto un milione, ripeto, di volte, che alla fine tutto dipende dal punto di vista. A voler essere un pochino più precisi, tanto per cambiare, e sfruttando le sparute nozioni di matematica che mi porto addosso, più che dal punto di vista le cose dipendono, secondo me, dalle condizioni al contorno.

Intanto: cosa diavolo è una condizione al contorno? Mica facile da spiegare, o meglio, mica facile da spiegare a gente senza una cultura matematica leggermente al di sopra della media.
Comunque ci provo, ben sapendo che finirò per incasinare tutto e per non spiegare niente.

Ci provo, comunque, dicevo: una condizione al contorno è una cosa che tra un'infinità di possibili soluzioni ti dice: ok, questa è quella giusta. Oddio, non è esattamente così, non è che ti dice "è quella giusta per tutte le stagioni" ti dice: tra tutte quelle possibili, in genere infinite, questa è quella che va d'accordo con questa condizione al contorno, e, cosa ancor più bella, capita spesso, dati un certo problema e una certa condizione al contorno, che la soluzione sia una e una sola.

Ora, dopo questo strano sproloquio: immaginatevi di applicare questo meccanismo alle cose che fate tutti i giorni, alle cose che vi vengono dette e considerate quello che state pensando, quello che vorreste fare, i vostri desideri e se vi scappa o meno la pipì, tutte come condizioni al contorno.

Quando arriva un pezzo nuovo nella vostra vita, che può essere una frase, un libro che leggete, una persona che incontrate, c'è un problema, lo si deve interpretare, si deve trovare una nuova soluzione.
Abbiamo appena detto che in genere i problemi hanno però un'infinità di soluzioni, cioè le parole e le persone un'infinità di possibili interpretazioni, ma (attenzione, questa è la chiave di volta) data una certa condizione al contorno la soluzione può essere una sola. Ma (attenzione, qui sta la fregatura) non è quella giusta, è soltanto quella determinata dal vostro modo di vedere le cose e in quel preciso istante.

Tutto questo per dire che: quello che voi ci leggete non è sempre quello che io ci scrivo, cambiano le nostre condizioni al contorno, voi non conoscete le mie e io non conosco le vostre.

Tutto questo per dire che: certe cose, date certe condizioni al contorno e una logica un po' strana (e nemmeno poi tanto), possono anche far piacere.

memoria

Il mio sguardo obliquo e poi ancora una parola scortese, nella pigrizia di un mattino di festa con ben poco da festeggiare.

Quando non passa il tempo si sconta. Non mi sono dimenticato le cose da fare ma mi sembra inutile dovermi preoccupare, arriverà qualcuno dopo di me e finirà quello che io ho soltanto abbozzato. Poggiando il piede sul mio segno, finendo di scrivere con mani piene d'inchiostro quella parola che io ho soltanto iniziato, sollevando e posando il suo sguardo su tutto quello che io ho a malapena intravisto. Assaporando in pieno quel piacere che io distrattamente ho assaggiato.

Mi chiedo chi leggerà i miei libri e ascolterà la mia musica, seguendo quello strano percorso, quella ragnatela fatta di fili di luce, fughe in avanti, improvvisi cambi di direzione, parole ubriache.

Non è poi così importante contare le volte in cui mi sono incazzato, in cui stato schifosamente me stesso o falso, splendidamente mascherato con il meglio di me.

Un brivido di gelido blu.

Il mio sguardo obliquo e poi ancora una parola scortese.