La vallata come un cappuccino torbido e la cima delle colline briciole a galleggiare. Sopra il rosazzurro lucido e pulito dell'alba appena passata.
In queste mattinate così placide: io mi sveglio furibondo.
Ci provo. Ma non riesco ad imparare a non disseminare il mio cammino con la solita scia di bestemmie vaffanculo e maledizioni. Ci sono cose che al mattino non si dovrebbero vedere. Tra queste: io.
Il caffè nero amaro e denso è una scossa elettrica bollente giù per la gola. Poche parole e poco comprensibili. Buongiorno. Sì, buongiorno un cazzo. In ritardo, anche stamani. Avrei dovuto anche lavare i piatti di ieri sera: sarà per un'altra volta.
E la colazione, lontano ricordo. Altro che disordine creativo, continuo così e l'unica cosa che rimedierò sarà un disordine alimentare.
Non è solo la nebbia. E' l'aria che è densa e che è rimasta appiccicata alle cose, lucide e scivolose come la pelle dei rospi. Il respiro appeso al vetro, un finestrino aperto per lasciar andare il fumo della prima sigaretta.
E il conto alla rovescia.
Buongiorno.
