Dell'autunno che doveva arrivare. Di quando poi mi sono svegliato ed era già inverno: devo sicuramente aver dormito un po' troppo. La questione è difficile da digerire. Non è una cosa facile da dire. Posso riderci ma l'odore acido e ammorbante di bruciato non sono riuscito a lavarlo via dalle mani. Dell'aria secca che ti asciuga e non mi lascia dormire. Ho ancora voglia di starmi addosso? Supponiamo per un attimo che fossero le ipotesi ad essere false. La otto in buca d'angolo, un tiro perfetto. No, non mi manca la televisione, magari soltanto un po' il gattino Virgola e le televendite. No, per favore, non urlare, davvero non mi sembra il caso. Non è la camicia che non s'intona ai miei occhi è, appunto, il contrario. In quella certa stanza quattro anni quattro di cazzate e foglietti gialli. Due più in là una nuvola bianca e io di passaggio per qualche caffè. No, non me n'ero proprio accorto. Oppure il contrario: non c'ero. Sì ma, che c'entra? No ma, perché deve? Per forza? Sono possessivo sulle cose superflue, ma che abbiano un senso, soprattutto quello del contrario. Sui peli pure, ma alcuni non ce l'ho fatta a tenerli per me.
Un risotto disegnato coi pennarelli. Il giallo l'avevo finito, ho usato il viola.
E' pronto: siediti pure.
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