il rumore della pioggia sul lucernario concilia il sonno o la scrittura. Seduto per terra alla fine di una lunga giornata, pensando a come cambiano le cose e a come cambiano le persone. Un pomeriggio affannato e la strana sensazione che ho provato girovagando solo in mezzo ad una folla multiforme, scarabocchiando numerini con l'ennesima matita che mi porterò a casa, indeciso anche io tra un Benno e un Besta. Non so a voi, ma sono queste cazzate che a volte mi fanno sentire di un giorno più grande. Lo so, avrei dovuto scrivere vecchio, vecchio sì, ma non ho ancora trentanni, datemi almeno il beneficio del dubbio e anche quello, più dolce, di scegliermi le parole.
E poi la solita corsa verso casa verso altre mille cose da fare. E c'è stato un momento in cui mi sono sentito bene. Tra la pioggia e la nebbia con il termometro che scendeva sempre un po' più in giù.
Il caldo di qua dal vetro ed una inarrivabile canzone di Tom Waits. Il freddo là fuori insieme alle luci di una città riflesse in quelle lunghe scie delle piovose serate invernali.
Uno spettacolo involontario che mi ha fatto sentire in pace con il mondo, che mi ha fatto scordare la fretta, che mi ha fatto pensare che, una volta tanto, tutto il resto poteva aspettare.
Mi sono sentito, ancora una volta, inguaribilmente e dolcemente romantico.
Ero così dolce che mi si sono cariati due denti.
