vento in faccia

sono salito per la prima volta su di una moto poco più di un anno fa. Erano le tre di pomeriggio di un rovente sabato di fine agosto. La moto era una vecchia enduro bicilindrica, un giocattolino, la moto giusta per iniziare, tranne che per il cambio, roba da violinisti mi disse mio padre, se impari a cambiare con questa sulle altre moto poi non avrai problemi. Un anno fa avevo ventotto anni, da compiere, un po' tardi per iniziare ad andare in moto. Ma oh, io non ho mai avuto fretta. Sotto sotto l'idea della moto ce l'avevo sempre avuta. Poi tra altre mille cose, tra la poca voglia di fare tutta la trafila burocratica (e l'esame) per la patente, tra il tempo che mancava sempre, preso com'ero prima dall'università e poi dal lavoro tra il fatto che la motoretta in casa c'era sì, ma non era la moto "giusta"... insomma la moto era sempre rimasta soltanto un'idea. Poi un anno fa sono tornato a casa dopo dieci mesi, il mio mondo ha ripreso a girare come avrei voluto e un giorno l'amico arriva e mi dice: prendiamo la patente compriamoci una moto. Non ricordo di averci nemmeno pensato, mi ricordo di avergli risposto di sì. Una settimana dopo avevamo il foglio rosa, quel sabato sono salito per la prima volta sulla vecchia motoretta di casa. Il giorno dopo arriva uno davanti casa mia con una pachidermica Moto Guzzi e mi dice "andiamo". Camicia, scarpe da ginnastica e via, andiamo a fare un giro. Ottanta chilometri di sole curve in mezzo alle crete senesi. Poi di cose ne sono successe diverse. Mio padre, che un po' motociclista è sempre stato, se l'è comprata la moto che voleva, un'altra bicilindrica, e con quella ho iniziato anche io a macinare chilometri. Un giorno, pazzi incoscienti, ci siamo trovati in cima ad una montagna e ci siamo chiesti se con il foglio rosa saremmo potuti arrivare fin lì, probabilmente no, ormai ci eravamo, però era meglio tornare a casa. E dalla moto non sono più sceso, per tutto un inverno. Poi a marzo me la sono comprata io la moto che volevo, la mia ne ha tre di cilindri. Un'altra tedesca, sì, perché quelle sono la mia passione, ma una tedesca strana e soprattutto economica, la "bimba" ha ventanni, pochi meno di me, ma se li porta bene. E lentamente ho imparato che due ruote e il vento in faccia "sono un modo diverso di vedere la strada", quando ti accorgi che inizi a chiamare belle le strade che prima chiamavi brutte e quando inizi a guardare le carte stradali alla ricerca di una montagna da scalare del punto più alto da raggiungere che la strada è più lunga e ci sono più curve da fare.

E c'è l'altra pazzia di partire un giorno e di trovarsi dopo undici giorni sul Mar Baltico, abbastanza a nord da fartelo bastare.

E c'è quella sensazione che provi dopo aver accompagnato al casello un amico che t'è venuto a trovare, quando ti saluti senza nemmeno sfilarti il casco e gli dici "buona strada", e poi parti e vai a cercarti quella strada che hai fatto una volta tanti anni fa e te la ricordi piena di curve, e poi ad un tratto ad un bivio... un attimo di incertezza ma poi sì, quella svolta che ti porta ancora più sù, che non sai bene dove diavolo potrà sbucare ma lo sai che da qualche parte prima o poi arriverai.

Quella sensazione che provi tutte le volte che ti infili il casco, e ti viene fuori un sorriso felice.