prefazioni, centopaginemillelire e varia umanità.

stamani è così, davanti al computer, e fino qui, tutto come al solito. poi c'è anche l'IDE aperto (e qui qualche lettore nerd magari capisce e mi compatisce, ah, no, fortunatamente non è questo il mio lavoro, sì, a volte capita, ma è un caso, in realtà nella vita faccio altro, dov'è che avevo aperto questa parentesi, ahssì, ok, ora la chiudo). Ma la voglia proprio non c'è, scrivo diqquà quando dovrei scrivere dillà, ma in realtà non ho proprio niente da dire. E c'ho quelle vocine dentro, ma no, tranquilli non sono schizofrenico (affermazione da verificare, comunque), che stamani mi sembrano quegli stronzi che a volte scrivono le prefazioni dei libri, e ti rovinano tutto, o che ancora peggio fanno una disamina attenta di UNA SINGOLA FRASE di un libro di un milionequattrocentomilaVENTIDUE pagine e da lì traggono significato, significante, senso della vita e quello che mangeranno per cena, e ovviamente non ti dicono MAI a quale diavolo di pagina è, sta maledetta frase, che magari uno andrebbe a leggere, a contestualizzare, e se lo fanno il numero è ovviamente riferito a dodici edizioni fa, ad una traduzione diversa o nel migliore dei casi alla versione in lingua originale, che sì, tu ovviamente parli e leggi correntemente l'Haitiano antico e il libro se non lo leggi in lingua originale "godi solo a metà". Al che leggo tutto il libro con questo senso di spasmodica attesa, cercando quella maledetta frase, che poi arrivi e te la trovi a pagina 263 (che mi pare un numero particolarmente anonimo) in mezzo al capitolo più inutile nel paragrafo più inutile. La frase, nel suo contesto, non vuol dire nemmeno la metà delle cose che ci son scritte nella prefazione, ma a lui l'han pagato per scriverla la maledetta prefazione, mica poteva scrivere, chessò "vaffanculo và, si proprio a te, leggi il libro e non rompere le palle". Ma poi perché leggo le prefazioni, me lo sono sempre chiesto, perché alla fine le prefazioni mi stanno un po' sul culo. In genere le scrivono sti strani personaggi che non sono scrittori, che non sembrano nemmeno critici, oddio, non che io conosca il nome di un singolo critico letterario o che abbia mai letto niente di uno di loro se non qualche pagina sul sussidiario di letteratura della quinta superiore. Però se ci sono, le prefazioni intendo, le leggo sempre. Sarà che il libro me lo sono comprato, l'ho pagato TUTTO e quindi mi sento in dovere, e in diritto, di leggere anche l'impressum, la prefazione, eventuali note e la postfazione. Che poi le prefazioni ci sono solo su questi libri pretenziosi, che vogliono fare i culturali, o ancora peggio sui classici. E ci sono solo nelle edizioni di lusso. Ne ho poche di prefazioni, in effetti. Anche perché è tutta la vita che compro solo edizioni economiche che non c'ho soldi e non c'ho spazio per mettere quei mattoni cartonati che per giustificare il fatto che stai pagando un libro ottanta euro te lo scrivono in corpo centoquindici, tre caratteri tre per pagina.
Oppure le prefazioni le trovavo sui centopaginemillelire, che poi giustamente diventarono centopagineuneuro, bastardi, che all'inizio li riprezzavano 0.52 euro, poi no, poi iniziarono a schiaffarci sopra l'etichetta 1 euro e via. Che se il libro era corto dovevano pur arrivarci a centopagine e allora ripescavano vitamortemiracoli dell'autore, prefazioni scritte nel '52 da uno sconosciuto (oscuro scribacchino di un'oscura casa editrice, con l'ufficio nel terzo scantinato in fondo a destra, accanto alla sezione "libri erotici di bassa lega") per la tredicesima edizione italiana, che sai, fosse stata la prima avrebbe avuto un che di valenza storica, ma la tredicesima no, chissenefrega della tredicesima edizione di un libro di uno scrittore russo morto suicida in carcere. E invece se il libro era lungo, lì sì che era divertente, ti trovavi in mano questi librettini, da trattare con cura perché se li aprivi quel tanto di più ti si SCOSCIAVANO le pagine decollavano e non c'era più verso di leggere il libro in ordine, che poi poteva essere divertente leggerlo così, mischiando le pagine, ci sono alcuni libri che ne avrebbero guadagnato, credo. Mi sono perso, se il libro era lungo, dicevo, c'erano queste pagine scritte fitte fitte che ci perdevi la vista e ogni volta che andavi a capo ti perdevi la riga giusta, e poi le riempivano fino al bordo, SCRIVEVANO SUL FIANCO, ma centopagine erano e centopagine dovevano rimanere, fosse anche Guerra e Pace.
Chissà dove sono finiti i centopaginemillelire.