Le tre variazioni

Il solito posto e il solito tavolo. Gli stessi occhi e gli stessi gesti, ripetuti e nervosi. La bustina di zucchero torturata dalle tue dita affusolate e scure.

Non volevi guardarmi negli occhi e abbassavi lo sguardo, tentando sfacciatamente di nascondere il tuo imbarazzo pur sapendo che è la chiave di volta del tuo incredibile fascino.

Sostenevo il tuo silenzio sì, ma com'era pesante.

La scelta era difficile. Tra la dolcezza del rhum e l'aspro sapore del whisky. Non sapevo ancora quale sapore avrebbe avuto quella serata.

Controllando ogni mio gesto, disperatamente mi attaccai alle mie parole e me ne volai via rifugiandomi dove più mi sento sicuro, tra le pagine dei miei libri, tra le familiari parole dei miei maestri.

Mi ascoltavi sì, ti stavo annoiando. Cercai di spiegarti, cercai di farti capire la mia vecchia idea secondo la quale le cose del mondo hanno un nome, e soltanto uno. Sanno trovarlo soltanto quelli bravi, noi persone comuni non possiamo far altro che usare le loro parole. Ti annoiasti ancora un poco di più.

Non finimmo nello stesso letto quella notte, ti salutai come altre volte avevo fatto tra i vicoli rapidi di questa città andandomene senza voltarmi.

Avevo scelto il whisky poi quella sera, Laphroaig, uno dei più aspri e fumosi, gonfio di torba e con dentro il sapore del mare.

***

Mesi, erano mesi quelli che ci avevo messo a convincerti ad uscire con me. Finalmente quella sera, spinta dalla noia o dalla compassione, mi avevi detto di sì. Alle nove, ci beviamo qualcosa, mi avevi detto. Io puntuale come al solito, tu in ritardo. Ti avevo aspettato con addosso la paura che non saresti venuta.

Eri arrivata, attaccata al telefono a parlare con chissà chi e avevi aggiunto attesa alla mia attesa, come a farmi soffrire ancora un po'.

Ci sedemmo a quel piccolo tavolo e tu scegliesti accuratamente l'angolo più lontano, come per farmi capire quali dovevano essere le distanze.

Alzai il menu fino a coprirmi gli occhi fingendo di dover fare una scelta che tu avevi già fatto per me.

Rimanemmo in silenzio per qualche minuto e tu mi guardavi con quel sorriso mellifluo. Mi aggrappai violentemente al mio bicchiere, tentando di affogarmici dentro.

Mi misi a parlare di letteratura, sperando di far colpo e tu eri più interessata a quella bustina di zucchero tra le tue dita che non alle mie parole. Tirai su un castello fatto con parole degli altri perché le mie si seccavano in gola e il tuo sguardo guardava ben oltre me.

Il tuo telefono squillò ancora, il mio tempo era scaduto, avevo perso, su tutta la linea. Sfoderai il mio sorriso migliore e ne venne fuori una smorfia sbilenca. Mi salutasti di lontano con una mano, l'altra teneva il telefono e già nascondeva il tuo sorriso.

***

In ritardo, anche questa volta. Adesso me ne vado, cazzo, sarebbe la volta buona che capisce che il mondo non è qui per lei, che il mondo non aspetta nessuno figuriamoci una stronzetta supponente.

Come se non bastasse, diluvia e le mie scarpe imbarcano acqua. TCHAFF, sì, ci mancava anche la pozzanghera.

Ma poi perché cazzo sono qui, dico io. Tanto lo so che manco stasera si tromba. Ma perché non le ho detto che avevo da fare. Potevo starmene a casa, sul divano, andavo a letto presto che sono settimane che dormo quattro ore per notte.

"Dai! andiamo a bere qualcosa, in fondo me lo devi, me lo avevi promesso". Gattamorta dei miei stivali, quante volte mi hai giocato questo scherzo? Tre? Quattro? E quella volta che tentai di baciarti?

Toh, eccola, in ritardo come al solito, e pure al telefono, ma un po' di rispetto no?!

Vabbè, andiamo dentro va, che almeno mi asciugo.

Beviamoci su qualcosa di buono, almeno la serata non l'avrò buttata del tutto. Whisky grazie, e un bicchiere di acqua a parte, non gassata.

Volevi giocare? Bene eccomi qua, conosco le regole anche io. Siamo qui perché ci piace prenderci in giro. Vedere chi il più forte, vedere chi cederà per primo.

E ora? di cosa dovrei parlare secondo te? del tempo? son tre mesi che piove, cazzo vuoi che ti dica. Di letteratura. Lo so che vuoi sentirmi parlare di letteratura, lo so che ti piace quando parlo di libri, sono bravo a giocare con le parole e a dirti quello che vuoi sentire.

So io di cosa avresti bisogno, ma sei troppo piena di te per fartelo dare.

Almeno il whisky era buono, quello non ce l'hai fatta a farlo inacidire.