Diavolo! ho riletto quella lettera un milione di volte. Ancora non c'ho capito niente. Vabbè, di te c'ho sempre capito poco. Cos'è che in realtà volevi dirmi. Cos'è in realtà che stai cercando. Adoro provocare gli altri, parlare in modo che soltanto uno capisca, cercando una risposta che soltanto io possa capire. Il sottotesto, adoro il sottotesto, tutto quello che c'è di non detto, basato su di un'esperienza comune per quanto breve e frammentaria. Anche solo la scelta di una parola è illuminante perché magari quella parola me l'hai te l'ho sentita dire proprio a te. Bisogna stare attenti. Hemingway dice che i vecchi non diventano saggi, diventano attenti. Non lo so, magari lui aveva vent'anni quando scrisse questa cosa ed era molto più attento di tanti ottantenni. Io ne ho trenta di anni, ma mi perdo un sacco di pezzi per strada. Tiro su un particolare perché m'è piaciuto perché è un fenomenale esercizio di stile riassumere sei ore di chiacchiere e puttanate in un unico istante. Perché lo stile non è vano, perché l'eleganza è un'altra di quelle cose che ci distingue dalle bestie. Ma per fare questo divento ossessivo. La forzata immobilità di questi giorni mi rende nervoso, troppo tempo per pensare non più annegato nel mio consueto tram-trambusto quotidiano. Si fanno cose stupide tutti i giorni, soprattutto in quelli in cui ci si alza presto. L'importante è trovare il modo di riderci su. In ogni nostro gesto c'è un'involontaria comicità, c'è spazio per scherzarci sopra, si deve stare attenti, anche stavolta, tutto qui.
Attento, soprattutto attento a dove metti i piedi che non sempre le ciabatte le metto a posto.
