La luce del penultimo passo.

La luce del penultimo passo.
Partito da tanto e non ancora arrivato, ma quasi.
Il dubbio che mi assale è se sia meglio farlo quell'ultimo passo o se, oppure, non sia meglio rimanere sospeso in quel breve momento.
Quello stato di grazia e quella luce più forte del momento nel quale il cammino è compiuto ma il viaggio non è ancora finito.

Us and Them(*)

Qualche anno fa eravamo convinti che tutto ciò che c'era di importante da dire si nascondesse ancora nelle parole.

Pensavamo fosse difficile.
Pensavamo fosse necessario farlo.

Poi ci illudemmo che tutto ciò che avremmo voluto dire fosse già stato detto.

Non abbiamo fatto altro, allora, che rimanere in silenzio.

Ma non basta.
Non basta scavare a ritroso e ritrovare parole belle e ben poste.
Non basta.
Avremmo potuto. 
Avremmo dovuto.

Scalare ancora. Rimanere ancora sulle barricate.
Ne avevamo di cose da dire: ne avevamo di cose da fare.

La nostra ira: il nostro retaggio: il nostro lignaggio.

Che si fottano, abbiamo pensato.
Ora li fottiamo, hanno detto.

La differenza è che noi, come al solito, lo abbiamo pensato.
La differenza è che loro, come al solito, lo hanno fatto.
 
Cordiali saluti.

(*) Tha Dark Side of the Moon, Pink Floyd, 1973

quello che resta

perché noi, alla fine, ci si diverte e basta.
Tra tanto pensare e il resto, ciò che conta è il resto.
E questo basta a concludere basta poco.
E quel poco è semplice. Trova qualcosa che sia nuovo nuovo, qualcosa che sia deviante. Innamoratene.

Anni,capelli e ciddì

Perché il momento in buona sostanza richiede qualcosa di adulto. Qualcosa di diverso da un televisore sempre più grande e da uno stereo sempre più piccolo. Mioddio comeravamo quando avevamo ventanni.
Meglio. Perché non fumavamo, non bevevamo e non prendevamo caffè. Meglio, forse.
Quindi metto su un ciddì audio, non un merdosissimo emmepitrè, un ciddì di quelli copiati con il primo masterizzatore comprato per seicentomilalire, che erano un capitale buondio, e ascolto. E poi cambio traccia.

E poi cambio faccia.

Ho ancora le cassette. Avessi qualcosa per sentire che suono fanno butterei su anche quelle. Ma non ce l'ho più. Perché siamo cresciuti, perché ci siamo evoluti. Quando dove come quando. Non me ne sono accorto, oppure ho fatto finta di niente.

Adulto, dicevo. Poi mi rimetto a scrivere come a quindicianni. Né più né meno. Perché è un segno di maturità.
Non ho musica invecchiata meno di dieci anni. Segno dei tempi, segno dell'età. E tra i ciddì una maggioranza qualificata che di anni ne ha quaranta. E io ne ho a stento trentacinque. Segno dei tempi. Segni dei tempi.

Rughe tante e capelli pochi. Abbiamo perso lo smalto. Macchècazzodici, abbiamo perso soltanto i capelli, lo smalto non me lo sono mai messo.

Che

Cose che dovresti fare nella vita e Cose che potresti fare nella vita.
Cose che vorresti indietro e Cose che potresti avere indietro.
La linea in fin dei conti è poi così sottile.

Lasciami andare.


Lasciami fare.


Una lunga serie di condizioni al contorno.


Tra il rosso e il blu.

Un occhio che ti vede e che ti SORRIDE.

Soffiala via che non è poi così importante quella porta aperta quella porta chiusa.
E guardala negli occhi quella porta, la più scura, la più affascinante.
Quale bellezza, quale grazia.

Niente è gratis, tantomeno il futuro.

io, me e il ricordo

perché il diverso, alla fine, non è poi così diverso da me. Semplicemente un nuovo punto di vista, semplicemente un punto di vista diverso, un poco più in là.
Alla fine non siamo poi così diversi, e qualora lo fossimo, ne siamo poi così sicuri, nemmeno poi tanto. E qualora davvero lo fossimo, potremmo, davvero, farne una questione di superiorità.

Come?

Alla fine siamo: io, te e il ricordo. La nostra Storia. Qualcosa che ci rende diversi.

Qualcosa che ci rende io e te. Il ricordo.

wish you were here (*)

ho letto milioni di libri, sceso milioni di scale e ascoltato Wish you were here milioni di volte e soltanto stasera mi sono reso conto che la domanda che pongono è sempre una soltanto.


almeno una volta, in tutta la vita, puoi essere sufficientemente libero da vivere la tua vita?



a proposito: la risposta è 42.


(*)seriamente... è necessario che ve lo dica?

a lot of good cars are Japanese (*)

le cose da dire sarebbero semplici. Sono le parole che poi, a guardarle bene, si complicano.
Passiamo la vita intera a cercare di esprimere qualcosa che nella nostra testa è chiaro, cristallino ma, alla fine, sono le parole che si complicano.
Sono delle interminabili sillabe e quegli incolmabili vuoti. Stanno lì a guardarsi, a guardarti come cani incazzati e, alla lunga, ti fanno impazzire.

E' un lavoro lungo e snervante quello di trovare il modo giusto per dirlo. E' già difficile trovare il modo giusto di dire UNA cosa ad UNA persona. Il passo per la generalizzazione è, poi, perdio, indescrivibilmente complesso.

Né più né meno della corretta ortografia dell'avverbio nella frase precedente.

Le parole giuste hanno facce improbabili e portano buffi cappelli. Ma suonano bene, cazzo se suonano bene.

A nulla valgono le frasi fatte e le citazioni, perdipiù sbagliate, copiate e incollate.

Perché le cose da dire, quelle semplici, non te le ha ancora dette nessuno. Sono quelle che ti vengono in mente alla sesta ora di guida, dopo seicento chilometri di autostrada o quando ti svegli all'alba dopo tre ore di sonno arrabbiato.

Poi, per fortuna, te le dimentichi, troppa saggezza in una persona sola darebbe nell'occhio.

(*): "Stickshift and safetybelts", Cake, Fashion Nugget.

P.S.D.F.W.

le tue parole precise e iperrealisti stridevano con le mie scarne, violente, minimali. la stessa storia due sguardi completamente diversi. Come se non ci fossimo mai conosciuti. Sguardi lesi da una parte all'altra della sponda. Gli stessi cadaveri sullo stesso fiume.

Da una parte soltanto il volto cereo nel fiume, c'è invece chi si sofferma sui colori della libellula che leggiadra si posa sull'erba illuminata dal riflesso del sole sull'acqua del fiume iridescente che stride con quei colori pallidi e slavati, giallo ocra marrone grigio di quel povero cristo lasciato a morire per una brutta storia che vi racconterò in un POST SCRIPTUM.

inutile lontano interte arreso

inizi a scrivere e t'è già passata la voglia.
Un altro letto nell'ennesima camera d'albergo. Uno sconosciuto accanto a me. Mediamente stupido, discretamente ignorante. E' la quotidiana sconfitta contro l'ottusità che alla fine, nonostante tutti gli sforzi, ti sfianca, ti arrende.

Arreso.

Inerte.

rimboccarsi le maniche una volta di più, per cosa poi. Trovare parole inutili per spiegare cose ancora più inutili. Si intravede, un po' incerta, la comprensione profonda di quei tizi che campavano in cima ad una colonna. Non meglio o più alto, semplicemente lontano.

Lontano.

Inutile.