Di un viaggio restano gli sguardi. Lo sguardo iniettato di sangue di un cavallo lanciato a folle velocità e del fantino che guarda in faccia la morte. E le sputa.
Lo sguardo dei compagni di viaggio, attraverso la visiera. Guardare sotto al dirupo, il mare dritto negli occhi, guardarsi ancora una volta e poi sorridere.
Lo sguardo delle persone incontrate, di quelle che ti hanno accolto come un fratello senza averti mai conosciuto.
Sguardi chiari come il mare e scuri come la terra bruciata dal sale e dal sole.
E gli odori. L'odore del mare che ti invade, fosse anche nel porto più brutto che tu abbia mai visto. L'odore della benzina bruciata e del motore rovente nel caldo infernale delle giornate di agosto.
L'odore del Mediterraneo, fatto di ginepro e di mirto.
L'odore della polvere rimasta addosso dopo un viaggio.
L'odore di un altro mucchio di ricordi da prendere e da mettere via, in ordine, per saperli ritrovare, per farne una mappa perché di un viaggio rimane soprattutto la voglia di ripartire.
