la porta che si chiude, un respiro profondo, un colpo al divano, ben assestato e poi mi ci rovescio sopra. Occhi sparati al soffitto e i miei denti stretti fino a farli sanguinare. Dopo il calore dell'alcool e delle mie parole. Ho smesso di parlare perché voglio che tu te ne vada. Ho smesso di parlare perché avrei troppe cose da dire e ognuna, ogni singola parola, si scontra decisa con tutto quello che abbiamo detto fin qui. Rumore, un rumore insopportabile che mi riduce al silenzio. Come l'acqua bollente che porta via i segni di questa notte indecisa, sofferta, ne lascia di nuovi. Come ogni notte.
Consumare all'improvviso tutta quella distanza così faticosamente guadagnata, in un lampo in uno sguardo e in un sorriso. E nelle tue parole. Definire i contorni con i gesti e le parole. Senza nessun confine in una desolata terra di nessuno. Paura. E' così che la chiamano.
E la voglia improvvisa di alzare le mie mani verso di te, la mia resa e il mio abbandono. Troppo vicino, decisamente troppo vicino. Un passo falso e la danza dei forse. E' una questione precisa, sei una questione tremendamente precisa e orgogliosamente complicata.
