un detective e una tartaruga(*)

difficile riprendere la penna. la penna. in mano dopo tutto questo tempo.

Ci sono momenti che servono.

Non scrivo più, dormo troppo. poco. e i miei sogni arrivano e scompaiono.
Questa mattina mi sono svegliato prima dei miei sogni. Li ho raggiunti in un folle viaggio parabolico iperrealista.

C'ero io, c'eri tu. Tanta altra gente volti sconosciuti.
Ascoltare le Parole E scrutarNe i volti. Non ti sto ascoltando più, ti sto solo osservando e le tue parole si sciolgono. melting pot melting pot. riBOLLE.

tra-scolora e scom-pare.

(*)  John Barth, ne "La vita è un'altra storia"


potreiessermidimenticatodivoi

o magari ero soltanto in vacanza.

in vacanza in America, in vacanza a New York.

No, che avete capito, mica tutto questo tempo. Nel frattempo sono stato anche in India, e poi in un sacco di altri posti, alcuni divertenti, altri un po' meno, altri un po' proprio di merda.

Cos'è che stavo dicendo... già, ora mi ricordo, in vacanza a New York. E quando sono tornato m'è capitato che mi chiedessero com'è e m'è venuto in mente che New York soffre di gigantismo e sbrilluccica parecchio, e che c'è un po' di casino, soprattutto di notte quando cerchi di dormire.

Poi ho pensato che vorrei tanto vedere il contatore di Times Square per capire quanto diavolo consumano in quel posto, e staccarlo quel contatore lì e vedere cosa succede.

Però Brooklyn e la vista da lì sono mozzafiato (soprattutto di notte), se ci andate PRIMA di staccare il contatore.

Ah! e per arrivarci a Brooklyn mi raccomando il Ponte, ché camminarci su è molto meglio che masticarlo.

Ellis Island fa venire i brividi, il WTC fa venire da piangere, la Statua della Libertà tutto sommato no, nessuna delle due.

La vista dall'Empire State Building e dal Rockfeller Center valgono la pena del viaggio, fino a New York, e poi fino su in cima (tranquilli, ci son gli ascensori).

A Central Park ci si potrebbe mettere la tenda (a primavera) anche solo per starsene lì a godersi il panorama della gente che porta in giro briciole di hamburger e sensi di colpa.

MET, MOMA, Guggenheim: eh, vabbè, finché certe cose non le vedi dal vivo, godi solo a metà (cit.).

E me sono andato pensando che a Soho ci vado a fare shopping ma nel Greenwich Village ci vado a vivere.

e Little Italy dov'è? non lo so, devo avere sbagliato indirizzo, io ho visto solo cinesi.

Ma la cosa più importante di tutte, e finché non lo vedi non ci credi, anche se te l'hanno detto tutti, ma proprio tutti è che...



i tombini (non tutti) fumano.



Davvero.

La ricetta perfetta

Un bicchiere ghiacciato di brancamenta ghiacciato.


Anche il bicchiere sì, avevo infilato nel congelatore, lo sapevo che mi sarebbe tornato utile. 


Un luglio rovente. Cazzo, un mese e mezzo che non proferisco parola e ora di che parlo? del tempo, ovvio. Di cos'altro diavolo vuoi parlare con questo caldo assassino.


Il tempo già. Quello che né io né gli insetti abbiamo più. Io perché le cose da fare vanno avanti in progressione geometrica: ne faccio una ne spuntano fuori altre tre. Loro perché li ho fatti fuori tutti, ma anche loro in progessione geometrica: ammazzo una zanzara ne spuntano fuori altre tre, e tendenzialmente pure più incazzate di prima: saranno mica parenti.


Come gli insetti, già. Belli lì a godersi quei venti minuti di sopravvivenza, appena si rendono conto che stanno ronzando, che sono tutti lì concentrati ad impare a sbattere le alucce, tutti eccitati a pensare che bello questo rumore che faccio, questo ronz ronz ronz, quasi quasi lo chiamo ronzare, sì, ronzare mi sembra veramente l'ideale E SPLATCH, fine dei giochi. Gioventù bruciata, o schiacciata, fate voi.


Giusto perché quel ronzio rompe proprio le palle, oppure perché non è esattamente piacevole ritrovarsi con uno di quei bubboni pruriginosi addosso.


E intanto il karma peggiora. Sì, anche peggio di così.


E intanto chissenefrega.



E' il ciuccio quello che ci manca. No, non quello che intosta a comando.

In questa strana ma non nuova dimensione onirica, quello che ci vuole è sicuramente un ottimo whisky, magari invecchiato un numero sumero di anni, magari con tanta di quella torba addosso da farti pensare che no, non stai bevendo whisky, è soltanto che, nella confusione, ti hanno dato un pezzo di carbone e tu hai iniziato a succhiare.

Tutte cazzate.

Scrivi, scrivi che cazzo ti pare. Scrivi di televisione, scrivi di te, delle scopate che rimedi sotto un ponte o sotto un lampione. Ma, perdio, scrivi bene. Scegliti le parole, non tirarle a caso in mezzo ad una frase soltanto perché ti piace il suono ma non ti ricordi bene il significato. Non è che è una parola DIFFICILE è più ganza di un'altra soltanto perché la conoscono in TRE. Perché magari tra quei tre tu non ci sei. Sono soltanto parole a sproposito. Avresti dovuto, avresti QUANTOMENO potuto, comprarti, noleggiarti o anche soltanto cercarti su goggle, uno schifo di dizionario.

Ah, già, ci vogliono più di tre neuroni tre per capire quello che si legge. Una definizione su di un dizionario può essere in effetti una difficoltà insormontabile, soprattutto perché, eventualmente, può presentare ulteriori parole sì complicate da costringerti ad un ulteriore utilizzo del suddetto dizionario, innescando così una reazione a catena che potrebbe protrarsi, in linea del tutto teorica sia ben chiaro, all'infinito.

La costruzione. Gli ermetici, anime sante, ed altri prima di loro, ce l'hanno detto, ripetuto, inculcato che stravolgere la costruzione di una frase si può, anzi quasi si deve, se si vuole mettere in evidenza una parola, una virgola, anche soltanto uno spazio, una pausa. Ma, allora, perché t'ostini, con perseveranza e pertinacia, a costruire le frasi a cazzo soltanto perché il discorso assume un tono più sostenuto. IO, questo, proprio non lo capisco. Un soggetto dopo quattordici subordinate si può fare, sì. Se sei De Andrè, magari, te lo puoi anche permettere. Se sei il citto del poro schifoso, magari, PENSACI. Perché non sempre la maggioranza sta, magari, qualche volta la maggioranza si schifa e ti manda affanculo, dove cioè, peraltro, ti meriti di andare.

E ora è ora di chiudere.

E soprattutto non t'inventare cazzate, che poi, da vecchio, le paghi.
Sono tutti morti. E tu che diavolo ci fai ancora qui. No, niente, è solo che mi veniva di scrivere qualcosa su di un fiume nero e su di una luna gialla che c'ha provato ma proprio non ce l'ha fatta a diventare piena. Su qualcosa che doveva succedere. Di giornate campali, lunghe schifose con un chiodo piantato sulla lancetta dei secondi . Ma poi su quel niente non c'è molto da dire. E allora. Un respiro profondo. Non ce ne sono poi molte di cose di cui valga la pena di scrivere. Non c'è nemmeno più il gusto di riavvolgere il nastro per riascoltare quella canzone. REW STOP PLAY non sono ancora arrivato REW STOP PLAY non ancora REW STOP PLAY merda FFW STOP PLAY ecco adesso sì. L'era digitale mi ha tolto il senso dell'attesa e la voglia di cercare. Scegli un numero e premi un tasto fai doppio clic. Che senso ha. La comodità. Non ho mai usato la selezione scene di un DVD. Un film me lo guardo tutto, perdio, e nel verso giusto, tranne Memento. E non venitemi a rompere i coglioni. datemi soltanto un secchio di popcorn.

Un blog pubblicato in MC LP CD. Un blog da copiare e da trasformare in emmepittrè. La qualità non ne risentirà poi molto, sono, comunque, sempre stato molto low-fi. Sono sempre stato a favore di una masterizzazione consapevole. L'importante è proteggersi adeguatamente e sapere esattamente cosa si vuole. 

non fiori ma opere di bene

"...quello che mi chiedo, a volte, e adesso è proprio una di quelle volte, è cosa cazzo ci faccio ancora qui."

Mi guardasti stupita. Come se tu non l'avessi capito da un pezzo che razza di merda io fossi. Lo sapevi, e nonostante questo avevi avuto l'incoscienza di credere che avresti potuto cambiarmi.

"...quello che mi sconvolge, a volte, e adesso è proprio una di quelle volte, è che le donne del terzo millennio non abbiano ancora capito che gli uomini non cambiano."

Credevi di potermi redimere, credevi che lavorandoci avresti potuto farmi tornare sulla retta via, farmi abbandonare questa mia vita fatta di vizio, di colossali sbronze, di scopate nei cessi dei peggiori locali della città, di feroci risvegli alle tre del pomeriggio.

"...quello che credo, adesso, è che tu non volessi affatto cambiarmi. Anzi, il mio essere ciarpame, il mio essere una merda, era la sola cosa che ti attirava. Se io fossi davvero cambiato, se come mi hai detto un milione di volte avessi tirato fuori il diamante nascosto dentro di me, adesso saresti tu quella annoiata, quella che si chiede cosa cazzo ci sta facendo ancora qui, saresti tu a farmi il discorso che ti sto facendo io".

Ecco cosa avresti voluto: salvarmi per poi poter dire di averlo fatto, per raccontare di come mi avevi tirato fuori dall'alcolismo e da tutte le altre schifezze della mia vita. Mi ricordo ancora di quando mi arrivasti in casa tutta contenta con quella stronzissima camicia e mi dicesti che mi avevi fissato un colloquio di lavoro. Al colloquio ci andai, sì, con una delle solite magliette e con una delle mie migliori sbronze. La camicia è ancora appesa nell'armadio, se fossi stato un po' meno stronzo avrei potuto regalarla ai poveri.

"...quello che dovresti fare, subito, è infilare in uno scatolone tutte le tue cianfrusaglie e togliere il disturbo. A proposito, riprenditi anche la camicia. A me non serve. Regalala ai poveri."

Io, un flipper e la prova costume

troppo stanco anche soltanto per saperlo, di essere stanco. Alla fine dell'ennesima giornata. Quando cazzo arriva l'estate, perdio. Ma, soprattutto, qualcuno ha detto a quel tipo lassù, quello che decide le previsioni meteo, che sarebbe, perlomeno, primavera? E vabbè, mi tocca di prendere la macchina anche domani. Tanto ormai son sulla tela, se mi fermano provo ad offrirgli da bere. Almeno poi mi fanno il palloncino: e sono cazzi.

Che stavo dicendo? Ah, già: stanco.

Poco da dire, troppo da fare. Una pallina da flipper: sembro una pallina da flipper. E non c'è nemmeno da sperare che ci sia il multiball o come cazzo si chiamava quando venivano giù tre palline insieme, che non ci capivo più un cazzo e poi mi finivano giù tutte. E bestemmiavo: mai capito a cosa cazzo servisse quella stronzata del multiball.

Sarà la primavera, che nessuno gliel'ha detto, tanto lo so che devo fare tuttto io, come al solito. Sarà la primavera, dicevo, perché vedo anche voi altri tutti un po' più stanchi. E' l'insensata voglia di ferie che ci prende sempre ad aprile. E' la voglia di prendere il cervello e scaricarlo lì, insieme all'orologio, chiudere bottega, salutare cordialmente e scomparire per almeno due settimane. Con la sveglia che NON suona, con il solito rompicoglioni che NON chiama.

Non è mica un caso, sai, che proprio adesso si cominci a pensare alla prova costume per la prossima estate. E' proprio che al mare vorremmo esserci adesso. Inizio a pensare che l'autonomia dell'essere umano medio sia di tre mesi. Dovrebbero fare l'anno lungo quattro, altro che dodici. Tre mesi di lavoro, belli, freschi e produttivi, e poi uno di ferie. Eddai, non è mica proprio una stronzata: pensiamoci un attimo, così com'è il rapporto, compreso domenica e compagnia, è sì e no di uno a dieci.

Fate come vi pare, A ME, non mi sembra giusto una sega.

lo sapevo che il tartufo mi sarebbe rimasto indigesto

Un'altra volta. Ci sono cascato un'altra volta.

Che noia, che palle. Vorrei tanto chiederti perché devo ascoltare il niente che hai da dire solo per rimediarci una scopata. Stavolta poi non doveva andare così. Nel senso, sei tu che mi hai chiesto il numero di telefono, sei tu che mi hai tempestato di messaggi, sei tu che hai insistito per questa cena.

E dire che avevo un impegno. Io, vedi, io ce l'ho a morte con quella stronza della mia "amica" (si nota il sarcasmo? eh? SI NOTA?!) che m'ha dato buca stasera. Uscivamo, due chiacchiere, la solita birra e poi tutti a letto presto ché domani bisogna lavorare. E invece no: stronza. S'è fidanzata quella là, e ora mi dà le buche, la stronza. E io, per colpa SUA, mi ritrovo in questa osteria (per carità, carina eh) con questa qui che ha il livello di conversazione di una trota. Sul banco del pesce.

Cazzo però, 'sti gnocchi erano proprio buoni, almeno questo. Pesantucci forse, il tartufo, forse. Devo cambiare le gomme alla macchina, oddio, trecento euri, quasi quasi aspetto, tanto adesso viene la bella stagione, strade asciutte e poi giro più che altro in moto, alle gomme ci si penserà a settembre. Cavolo, la bolletta della luce, quand'è che scade? Tra una settimana, mi pare, ma che giorno è oggi?

- Come? Ma no che non mi stai annoiando! L'orologio? No, ma dai! E' l'abitudine, capita di guardare che ore sono, no?

Cazzo, sarò suonato falso a lei quanto mi sono suonato falso per me? Vabbè, ho capito, mica posso stare ad ascoltarla... Se se ne accorge mi interroga come la maestra delle elementari "ripetimi l'ultima cosa che ho detto!!!". Avevo imparato a farlo però, ripetevo l'ultima frase e quella pensava che stessi attento. Magari funziona anche con lei. Oddio, per reggerti ci vorrebbe di farsi di cocaina. Bello il Pasto Nudo, non ci sto capendo veramente un cazzo, ma bello. Capirai, quello lì era sempre strafatto, ci credo che non ne torna uno dei discorsi che fa.

- Un caffè, uno soltanto? tu non ne vuoi? Ok, allora un caffè e un fernet, grazie. Fernet Branca, mi raccomando.

Speriamo che almeno mi faccia digerire, 'sti gnocchi si son fermati a metà strada, non vanno né su, né giù. Che cazzo c'era dentro: gomma, ghisa e pallini da schioppo?

- Andiamo? Ti prendo il cappotto. Tu sei a piedi? No, vabbè, non c'è nemmeno bisogno di dirlo, ti accompagno io.

Era l'ora, mi toccherà di scoparti in macchina, speriamo almeno che ne valga la pena. Ommmiodddio ricomincia a chiacchierare, meglio baciarla prima che dilaghi un'altra volta. Eh, però, almeno hai un bel paio di tette. Sentiamo più giù com'è che sei messa, sai a me piacciono gli orticelli ben curati, non quelli incolti stile seventies.

"Ma non ti sembra di essere un po' troppo intraprendente?"

COME COSA CHI?!?!?

- Senti, scusa, la cena mi è rimasta sullo stomaco, non sto bene. Ti spiace se vado? Ti chiamo io eh?! Ciao.

8 Marzo 2010

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(*) Donne, Alberto Salerno e Adelmo Fornaciari in arte (?) Zucchero, Sanremo '85.