cos'è questo? E io che cazzo ne so. Ma non avresti dovuto scrivere qualcosa sul Natale? Sì, ad esempio? Potrei scrivere un qualcosa di sarcastico sul fatto che a Natale siamo tutti più buoni e poi invece siamo tutti in giro ingorgati il ventiquattro dicembre stressati perché ancora non abbiamo fatto i regali e siamo in macchina che malediciamo tutti e lanciamo bestemmie per apririci la strada. Oppure qualcosa su quant'è bello stare in famiglia per il cenone, mangiare come dei bufali e stare male dopo o perché non riesci a digerire o perché ti assale il senso di colpa per quella trippa ciondolante che straborda dai pantaloni. Dai, meglio non mettersi a scrivere cazzate. L'avranno scritta duemilioni di volte 'sta cosa. E' ancora più scontata di un film tratto da "Canto di Natale"! Ma come, non lo sai? Ne hanno appena fatto uno. Ecco, appunto. Però è in treddì.
Ma poi, a proposito di film, che palle: a Natale s'inceppa il palinsesto televisivo. Hanno rimbecillito me con i soliti tre film natalizi e con quegli stessi tre, o remake degli stessi, ci rimbecilliranno i miei (ipotetici) figli. Perché allora continui a guardarli quei film? Ma se ti ho appena detto che mi ci hanno rimbecillito: ormai sono convinto che se IO non guardo Willy Wonka mi sveglio la mattina del venticinque e scopro che hanno abolito il Natale.
Dai, smettila, che fai tanto il sostenuto, ma poi alla fine il Natale piace anche a te. Ma sì sì, alla fine piace anche a me, però, tutti gli anni, non lo so, ad un certo punto, mi rompo i coglioni. Roba che già il venticinque mattina tirerei giù a fucilate alberi, presepi, addobbi e babbi natale arrampicaringhiere (questi anche molto prima del venticinque, che poi, non ho mai sentito nessuno dire "che belli i babbi natale arrampicaringhiere", ma allora, chi diavolo li appende in giro? Cos'è? C'è forse una setta segreta che nottetempo li schiaffa sui balconi all'inspauta degli abitanti? E' un po' come la storia di Berlusconi che nessuno lo vota e poi vince le elezioni).
Cazzo, certo che sei acido stamani. Sarà il pandoro che mi fa acido, o sarà il riflusso dello spirito natalizio che poi, se intendi "spirito" come lo intendo io, 'sto riflusso assomiglia un po' troppo ai postumi dell'ennesima sbronza.
lunedì 28 dicembre 2009
mercoledì 2 dicembre 2009
La scrittrice
Un cappellino bianco, un vestitino a fiori e un'andatura sculettante. Due tette così: sbattute sopra il bancone.
- Salve, beve qualcosa?
- No, grazie, stavo soltanto cercando il bagno.
- In fondo a destra, come sempre.
T'eri presentata così, con quello scollo vertiginoso a precipizio sul bancone. Mica lo sapevo che eri tu quella del reading poetico-musicale. Non che mi fossi interessato molto, in realtà, avevo soltanto letto il manifesto. Colpa di quel fenomeno del mio socio che s'era inventato questa solenne stronzata per cercare di raccattare un po' di gente ché altrimenti, di martedì, in pieno inverno, chi volevi che mettesse il naso fuori di casa per venirsi a bere qualcosa.
E io: dietro al bancone, come tutte le sere.
Il bagno, m'avevi chiesto, e poi te n'eri andata. Erano passati sì e no due secondi e io m'ero già dimenticato di te.
Poi un gridolino al confine con gli ultrasuoni, timpano ferito, collo girato e m'ero trovato davanti questo mostro che mi chiedeva, tutta eccitata.
- E' lei?! E' LEI?!?!
- E' lei chi? Scusa?
- Ma come chi?! la S C R I T T R I C E ! ! !
- Ah, sì, boh, no, forse. Senti, guarda, non lo so, c'è lì il mio socio, puoi chiedere a lui.
Però a quel punto aspettai che tu uscissi dal bagno. E ti guardai.
Ok, sì, prima di tutto ti riguardai ben bene le tette ma poi detti un'occhiata anche a tutto il resto.
Ti sentivi una strafica, camminavi come una strafica, muovevi le mani, ti atteggiavi, parlavi, guardavi, respiravi, come una strafica.
Ma non eri mica tutto questo granché, sai.
Ti sentivi un'artista, camminavi come un'artista, muovevi le mani, ti atteggiavi, parlavi, guardavi, respiravi, come un'artista.
Poi cominciasti a leggere. Ma sai cosa? Non scrivevi mica come un'artista.
Di gente, in effetti, ne venne, più di quanta mi aspettassi. Sarà stato che era davvero martedì e in giro non c'era veramente un cazzo da fare. Oppure sarà stato che li salutavi tutti e tutti li chiamavi per nome.
Una birra un americano un negroni un analcolico... un analcoliCOSA?!. Così, avanti, tutta la sera, tra un bicchiere servito e uno bevuto sentii poco del tuo reading poetico-musicale: parole bofonchiate, coperte da una musica sconfortante.
Mi ero dimenticato di te dopo quella serata... poi l'altra sera, un martedì, guarda il caso, a volte, che strani scherzi gioca, locale chiuso e io che me ne vado al cinema a vedermi un film.
All'improvviso una visione: un cappellino bianco, un vestitino a fiori e un'andatura sculettante. Due tette così: sbattute sopra la cassa del cinema.
Mi avvicino, ti saluto, mi riconosci.
- Oh ciao, che ci fai qui? e il locale?
- Chiuso stasera, alla fine l'ho convinto il mio socio che il martedì non ne vale la pena. Almeno vado al cinema di martedì, che mi piace il cinema quando c'è poca gente, e soprattutto pochi bambini. Mi rilasso, mi guardo un bel film insulso, uno di quelli tutti esplosioni e inseguimenti, spengo il cervello due ore e vado a letto contento. E tu, invece, cosa vai a vedere?
- Ah no, io vado al cinema solo se c'è un film interessante. Stasera per esempio, c'è una bellissima retrospettiva sul cinema Danese. Imperdibile.
- No no, non fa per me, preferisco le mie esplosioni. Vabbè, devo andare, che inizia il film.
- Certo, ciao, non vorrei farti fare tardi, alla prossima volta, magari al locale, è un posto così carino...
Ecco, niente di strano, ma non ho mai capito perché sul tuo biglietto ci fosse scritto "Natale a Beverly Hills".
- Salve, beve qualcosa?
- No, grazie, stavo soltanto cercando il bagno.
- In fondo a destra, come sempre.
T'eri presentata così, con quello scollo vertiginoso a precipizio sul bancone. Mica lo sapevo che eri tu quella del reading poetico-musicale. Non che mi fossi interessato molto, in realtà, avevo soltanto letto il manifesto. Colpa di quel fenomeno del mio socio che s'era inventato questa solenne stronzata per cercare di raccattare un po' di gente ché altrimenti, di martedì, in pieno inverno, chi volevi che mettesse il naso fuori di casa per venirsi a bere qualcosa.
E io: dietro al bancone, come tutte le sere.
Il bagno, m'avevi chiesto, e poi te n'eri andata. Erano passati sì e no due secondi e io m'ero già dimenticato di te.
Poi un gridolino al confine con gli ultrasuoni, timpano ferito, collo girato e m'ero trovato davanti questo mostro che mi chiedeva, tutta eccitata.
- E' lei?! E' LEI?!?!
- E' lei chi? Scusa?
- Ma come chi?! la S C R I T T R I C E ! ! !
- Ah, sì, boh, no, forse. Senti, guarda, non lo so, c'è lì il mio socio, puoi chiedere a lui.
Però a quel punto aspettai che tu uscissi dal bagno. E ti guardai.
Ok, sì, prima di tutto ti riguardai ben bene le tette ma poi detti un'occhiata anche a tutto il resto.
Ti sentivi una strafica, camminavi come una strafica, muovevi le mani, ti atteggiavi, parlavi, guardavi, respiravi, come una strafica.
Ma non eri mica tutto questo granché, sai.
Ti sentivi un'artista, camminavi come un'artista, muovevi le mani, ti atteggiavi, parlavi, guardavi, respiravi, come un'artista.
Poi cominciasti a leggere. Ma sai cosa? Non scrivevi mica come un'artista.
Di gente, in effetti, ne venne, più di quanta mi aspettassi. Sarà stato che era davvero martedì e in giro non c'era veramente un cazzo da fare. Oppure sarà stato che li salutavi tutti e tutti li chiamavi per nome.
Una birra un americano un negroni un analcolico... un analcoliCOSA?!. Così, avanti, tutta la sera, tra un bicchiere servito e uno bevuto sentii poco del tuo reading poetico-musicale: parole bofonchiate, coperte da una musica sconfortante.
Mi ero dimenticato di te dopo quella serata... poi l'altra sera, un martedì, guarda il caso, a volte, che strani scherzi gioca, locale chiuso e io che me ne vado al cinema a vedermi un film.
All'improvviso una visione: un cappellino bianco, un vestitino a fiori e un'andatura sculettante. Due tette così: sbattute sopra la cassa del cinema.
Mi avvicino, ti saluto, mi riconosci.
- Oh ciao, che ci fai qui? e il locale?
- Chiuso stasera, alla fine l'ho convinto il mio socio che il martedì non ne vale la pena. Almeno vado al cinema di martedì, che mi piace il cinema quando c'è poca gente, e soprattutto pochi bambini. Mi rilasso, mi guardo un bel film insulso, uno di quelli tutti esplosioni e inseguimenti, spengo il cervello due ore e vado a letto contento. E tu, invece, cosa vai a vedere?
- Ah no, io vado al cinema solo se c'è un film interessante. Stasera per esempio, c'è una bellissima retrospettiva sul cinema Danese. Imperdibile.
- No no, non fa per me, preferisco le mie esplosioni. Vabbè, devo andare, che inizia il film.
- Certo, ciao, non vorrei farti fare tardi, alla prossima volta, magari al locale, è un posto così carino...
Ecco, niente di strano, ma non ho mai capito perché sul tuo biglietto ci fosse scritto "Natale a Beverly Hills".
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