Un cappellino bianco, un vestitino a fiori e un'andatura sculettante. Due tette così: sbattute sopra il bancone.
- Salve, beve qualcosa?
- No, grazie, stavo soltanto cercando il bagno.
- In fondo a destra, come sempre.
T'eri presentata così, con quello scollo vertiginoso a precipizio sul bancone. Mica lo sapevo che eri tu quella del reading poetico-musicale. Non che mi fossi interessato molto, in realtà, avevo soltanto letto il manifesto. Colpa di quel fenomeno del mio socio che s'era inventato questa solenne stronzata per cercare di raccattare un po' di gente ché altrimenti, di martedì, in pieno inverno, chi volevi che mettesse il naso fuori di casa per venirsi a bere qualcosa.
E io: dietro al bancone, come tutte le sere.
Il bagno, m'avevi chiesto, e poi te n'eri andata. Erano passati sì e no due secondi e io m'ero già dimenticato di te.
Poi un gridolino al confine con gli ultrasuoni, timpano ferito, collo girato e m'ero trovato davanti questo mostro che mi chiedeva, tutta eccitata.
- E' lei?! E' LEI?!?!
- E' lei chi? Scusa?
- Ma come chi?! la S C R I T T R I C E ! ! !
- Ah, sì, boh, no, forse. Senti, guarda, non lo so, c'è lì il mio socio, puoi chiedere a lui.
Però a quel punto aspettai che tu uscissi dal bagno. E ti guardai.
Ok, sì, prima di tutto ti riguardai ben bene le tette ma poi detti un'occhiata anche a tutto il resto.
Ti sentivi una strafica, camminavi come una strafica, muovevi le mani, ti atteggiavi, parlavi, guardavi, respiravi, come una strafica.
Ma non eri mica tutto questo granché, sai.
Ti sentivi un'artista, camminavi come un'artista, muovevi le mani, ti atteggiavi, parlavi, guardavi, respiravi, come un'artista.
Poi cominciasti a leggere. Ma sai cosa? Non scrivevi mica come un'artista.
Di gente, in effetti, ne venne, più di quanta mi aspettassi. Sarà stato che era davvero martedì e in giro non c'era veramente un cazzo da fare. Oppure sarà stato che li salutavi tutti e tutti li chiamavi per nome.
Una birra un americano un negroni un analcolico... un analcoliCOSA?!. Così, avanti, tutta la sera, tra un bicchiere servito e uno bevuto sentii poco del tuo reading poetico-musicale: parole bofonchiate, coperte da una musica sconfortante.
Mi ero dimenticato di te dopo quella serata... poi l'altra sera, un martedì, guarda il caso, a volte, che strani scherzi gioca, locale chiuso e io che me ne vado al cinema a vedermi un film.
All'improvviso una visione: un cappellino bianco, un vestitino a fiori e un'andatura sculettante. Due tette così: sbattute sopra la cassa del cinema.
Mi avvicino, ti saluto, mi riconosci.
- Oh ciao, che ci fai qui? e il locale?
- Chiuso stasera, alla fine l'ho convinto il mio socio che il martedì non ne vale la pena. Almeno vado al cinema di martedì, che mi piace il cinema quando c'è poca gente, e soprattutto pochi bambini. Mi rilasso, mi guardo un bel film insulso, uno di quelli tutti esplosioni e inseguimenti, spengo il cervello due ore e vado a letto contento. E tu, invece, cosa vai a vedere?
- Ah no, io vado al cinema solo se c'è un film interessante. Stasera per esempio, c'è una bellissima retrospettiva sul cinema Danese. Imperdibile.
- No no, non fa per me, preferisco le mie esplosioni. Vabbè, devo andare, che inizia il film.
- Certo, ciao, non vorrei farti fare tardi, alla prossima volta, magari al locale, è un posto così carino...
Ecco, niente di strano, ma non ho mai capito perché sul tuo biglietto ci fosse scritto "Natale a Beverly Hills".
mercoledì 2 dicembre 2009
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5 hanno pure provato a rispondere:
ahahahahah
hai disegnato perfettamente il profilo.. :)
Grazie, ma non è merito mio è che
il soggetto si "prestava".
Ma, sbaglio o era un bel po' che non lasciavi un commento?.
Ben tornata.
Anche io non ti commentavo da un bel pò...spero di essere ugualmente bentornata.
Se non ti conoscessi mi direi: "e chi si crede questo, che s'atteggia, scrive, mette punti e virgole e apostrofi come uno scrittore??!!". E forse t'immaginerei come una figura minuta, dalle dita lunghe e affusolate, e un cappello bohemien da cui spuntano i capelli ribelli.
Boh...forse, a modo tuo, un pò ribelle lo sei. Ma di certo hai le spalle e le mani robuste, tipiche di chi la vita la vive e poi la trascrive. E per quanto riguarda i capelli...bè, non c'è molto da dire :)
Mi è piaciuto questo post. Ma forse si era capito.
Ti penso (ogni tanto :) )
Mikado
(mi firmo perchè potresti non riconoscermi più )
"figura minuta": certamente. Novanta (novanta? ah, boh, saranno più di dieci anni che non salgo su di una bilancia...) chili di leggerezza.
"dita lunghe e affusolate": se t'arrivo du' manate poi le senti le dita affusolate.
I capelli: LA VOGLIAMO SMETTERE DI FARE DELLA FACILE IRONIA SULLA MIA PRECOCE CALVIZIE?!?
E, a proposito della vita, è più lei che ammazza me che non io che vivo lei... o comunque, diciamo che ce la battiamo...
E' un piacere ritrovarti qui, bentornata :).
Questo post, come dicevo anche nell'altra risposta, è più merito della "caricatura" che m'è capitato di incontrare una sera, per caso che non del mio "talento" (e anche qui ci sarebbe da fare della facile ironia) letterario.
Grazie per il ben tornata
si la figura si prestava..mi sembrava un fumetto col cappellino sta qui...
ciao
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