come vuoi tu, cara.
come dici tu, cara.
come chiedi tu, cara.
Cosa non si farebbe per tenersi una che pulisca casa in modo decente, che stiri e che sappia cucinare. Oddio, a dir la verità non è esattamente il tuo caso, ma non è che potevo pretendere tanto di più.
Fortuna che dopo esco. Fortuna che dopo vado al bar. Pensare che esco presto al mattino e torno giusto per l'ora di cena. Se me la dovessi sorbire tutto il giorno avrei divorziato anni fa. Sì, e poi? Non so nemmeno rammendare un calzino. Non mi riesce di cucinare nemmeno il riso lesso. Sai dov'ero a quest'ora. Morto di fame. E di freddo: per i calzini bucati.
Ma che mi diceva il cervello. Manco a dire che ero giovane e non capivo. Avevo trentanni quando l'ho sposata, per carità, non sono mai stato né un uomo di mondo né un donnaiolo, ma possibile che non avessi trovato niente di meglio?
Bah... forse è proprio perché avevo trent'anni, una laurea, un lavoro, una casa. Mi mancava la moglie, che ci vuoi fare: così va la vita. Poi uno si ritrova vent'anni dopo, su questa poltrona, e no, proprio non si ricorda di averla amata quella donna.
Sarei dovuto stare più attento. O magari lo sono stato. Chi volevi che lo prendesse uno come me. L'incontro di due disperazioni, ecco cosa siamo. Io avevo trentanni, lei pure: dovevamo sposarci, dovevamo "mettere su famiglia". Io, a questo punto, la famiglia la metterei giù, altroché, ma come si fa, la casa, le cose in comune, gli amici, i parenti, cosa penserebbero, che sono un fallito, ecco cosa penserebbero.
Ma alla fine, cosa voglio di più, devo soltanto darle ragione ogni tanto, far finta di ascoltare qualche sfogo. Far buon viso a cattivo gioco: non è così che facciamo un po' tutti?
Vabbè, basta, andiamo al bar, che mi aspettano.
mercoledì 18 novembre 2009
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